Senegal – Guinea Conakry

 

 

Per questo viaggio non ci sarà il solito diario, che solitamente viene fatto da mia moglie, pertanto mi limiterò alle sole informazioni relative all’attraversamento delle dogane ed alle spese varie. Partecipanti:  il sottoscritto con Toyota 78 ben messo, Lucio con Toyota 95 ben attrezzato. Km percorsi in terra Africana: 10.500 Andata via mare: Genova/Tangeri Ritorno via terra: Ceuta, Spagna, Francia, Italia Km. 1750

Qui le foto del viaggio

Spese complessive:

Carburante € 1.400. Consumo litri 1.600 Media 7,60 Km/l Prezzi gasolio in euro al litro: Marocco                     0.65 Sahara Spagnolo        0.47 Mauritania                   0.88 Senegal                       1.22 Guinea Conakry          1.00 Spagna                       1.42 Francia                       1.55 I prezzi possono variare da zona a zona di qualche centesimo

Assicurazioni per un mese:

Marocco               92 Mauritania            45 Senegal/Guinea   50   Visti: Mauritania             94 Guinea Conakry    60 Diritti agenzia        50

Altro:

patente int.      180 fidejussione     400 carnet             150 tessera ACI       30 traghetto Genova/Tangeri         516 alberghi/vitto/dogane/pedaggi   650 tagliando Toyota in Mauritania  190

Dogana di Tangeri.

Il nuovo porto è molto bello e ben attrezzato. Abbiamo attraversato la frontiera in 25 minuti. Da segnalare che fanno fare code separate fra Europei ed Extracomunitari.

Dogana Marocco/Mauritania.
Nessun problema ed attraversate entrambe velocemente. A fine giornata il doganiere mauritano comunica alla sede centrale i dati di tutti gli stranieri in entrata.
 
Dogana Mauritania/Senegal.
Ci siamo diretti a quella di Diama per evitare il caos di Rosso.

A quella Mauritana nessun problema, soliti controlli e tentativo non riuscito di farci pagare 10 euro. Alla dogana del Senegal  invece la prima spiacevole sorpresa: il carnet va fatto vidimare a Dakar!!!! In frontiera rilasciano solo un permesso di circolazione valido 48 ore. Stranamente ed inspiegabilmente viene messo anche il timbro sul carnet  senza trattenere la copia, ed allora perché andare a Dakar? Ovviamente non approfondiamo il problema in dogana ma lo faremo più avanti. Non abbiamo nessuna intenzione di andare a Dakar, sia per ragioni di tempo, perché significa perdere almeno due giorni, oltretutto la dogana è ubicata nell’infernale porto di Dakar, ma soprattutto vogliamo evitare le manifestazioni per le imminenti elezioni, manifestazioni che in alcuni casi potrebbero sfociare in violenze. Ci fermiamo in un campeggio poco dopo St. Louis gestito da una coppia di francesi e chiediamo spiegazioni . Pare siano nuove norme emanate dalla dogana generale, norme che valgono anche per la frontiera di Rosso, ma, come al solito, le informazioni sono contraddittorie. Per evitare problemi decidiamo di modificare il percorso, attraversare velocemente il Senegal ed entrare subito in Guinea. Durante il trasferimento in alcuni villaggi assistiamo a tafferugli per via delle imminenti elezioni, evitiamo gli sbarramenti percorrendo piste secondarie. Nei villaggi più grossi carico a bordo un locale che mi indica un percorso alternativo. Arrivati alla frontiera Senegal/Guinea chiediamo spiegazioni al capo della dogana sulle normative relative al Carnet. Non ci sono nuove normative; una volta messo il timbro di entrata possiamo circolare liberamente.

La dogana della Guinea è doppia: c’è una prima dogana appena entrati, dove la polizia timbra il passaporto, i doganieri controllano il Carnet, che però va fatto timbrare alla seconda dogana. Successivamente il mezzo viene controllato dalla gendarmeria e poi dalla squadra antidroga.

Alla seconda dogana, che dista 20 Km, medesima tiritera con timbro sul Carnet.

Come prima meta decidiamo di andare a vedere la “Dama della Guinea”   

uno spuntone di roccia dal profilo umano. Pista infernale di 200 Km percorsa in buona parte in 2° e 3° ridotta. In un villaggio ci accolgono tutte le autorità del luogo: prefetto, polizia, sindaco, ecc. e redigono un’intera pagina che registra il nostro passaggio.   La seconda tappa è al parco di “Upper Niger”   al cui interno si trova una riserva integrale ed un distaccamento per la protezione degli scimpanzé. 

  

In tutto il parco che visitiamo con una guida a bordo non vediamo nessun animale particolare, qualche scimmia ma niente di più. La guida ci spiega che ci sono solo due guardie forestali e tanti bracconieri e pertanto gli animali appena percepiscono una presenza umana fuggono.  In Guinea percorriamo prevalentemente la parte montuosa del paese, dove ci sono solo piste, alcune in pessime condizioni.

 

Il paesaggio è molto bello con cascate d’acqua,   la gente è ospitale e per nulla invadente. La circolazione delle auto è praticamente inesistente in quanto il costo della benzina è di circa 1 € al litro, un prezzo altissimo in considerazione del tenore di vita della popolazione. In compenso circolano tantissimi scooter la benzina viene venduta in bottiglie di plastica. Una motoretta, papale papale ai nostri scooter, costa 600 euro e le più belle 900 euro.

 

Nel percorso di rientro attraversiamo le stesse dogane. Alla prima dogana della Guinea ci dicono che il Carnet va fatto timbrare alla seconda dogana, all’entrata era esattamente l’opposto. Quando però arriviamo alla seconda dogana ci dicono che il Carnet va fatto timbrare alla prima. Ci arrabbiamo ma niente da fare ci tocca tornare alla prima dogana, dove il capo doganiere ci fà le più ampie scure per il disguido. Nella terra di nessuno, fra Guinea e Senegal, veniamo fermati dalle guardie forestali (il confine costeggia una riserva) che ci sottopongono ad un minuzioso controllo: sopra, sotto, dentro e fuori, tenda compresa! Cosa cercassero non lo abbiamo capito ed alla richiesta di spiegazioni hanno risposto: normale routine! Alla frontiera Senegalese ci timbrano regolarmente il Carnet e null’altro; chiediamo per quanto tempo possiamo stare nel paese  … per tutto il tempo che vogliamo! Decidiamo di visitare alcuni parchi: anche qui di animali selvatici nemmeno l’ombra, e poi di andare a Bakel dove pare si possa traghettare il Senegal per entrare in Mauritania. Effettivamente il posto di frontiera c’è ma è transitabile solo a piedi o con le moto, non esiste una chiatta che possa traghettare le macchine. Anche il Senegal mi è piaciuto molto sopratutto per le popolazioni e i variopinti colori dei loro costumi, tuttavia il paese è molto cambiato e per trovare quello di un tempo si deve uscire dagli itinerari turistici o inflazionati dalle Parigi/Dakar allora si ritrova ancora l’africa vera, quella dei nostri ricordi, quella che noi cerchiamo nei nostri viaggi.   Alla frontiera Senegal/Mauritania nessun problema. Tappa canonica a Nouakchott, dove facciamo il cambio dell’olio e filtri e poi rientro lungo la costa, visitando anche alcuni villaggi di pescatori.          Alla frontiera Mauritania/Marocco arriviamo alle 5,30 del pomeriggio. Passata la frontiera Mauritana arriviamo a quella Marocchina alle 18,05. La frontiera chiude alle 18 ed a nulla sono serviti i tentativi per convincere i doganieri. Abbiamo dovuto dormire nella terra di nessuno vicino alla dogana. In quella zona non è raccomandabile sostare o allontanarsi, sia perché il confine è minato sia perché la gente che ci bazzica è poco raccomandabile. All’apertura il mattino successivo eravamo in prima fila. Oltre ai soliti controlli c’è stato un ulteriore controllo approfondito con i cani antidroga e, novità, il passaggio della macchina sotto uno scanner  in un capannone adiacente. Il tutto è durato 2 ore circa. Il Marocco è oramai paragonabile all’Europa e ci si sente già a casa.

Questo è il percorso.

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