Siria Giordania

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Premessa Abbiamo effettuato questo viaggio con il nostro camperino per un totale di 41 giorni e di 12.095  km.

Ci ha accompagnato come sempre il nostro Fox terrier di nome Devil.

Spese:  carburante  1.187 euro; vitto 654 euro;  alloggio 252 euro; varie (spese doganali, ingresso ai siti, traghetti , nave, ecc)  1467  euro Totale 3.560 euro

 

1 settembre (487  km)

La nave della MINOAN LINES che ci porterà in Grecia a Igoumenitsa parte dal porto di Ancona alle17 con arrivo a destinazione il giorno successivo. Navigazione tranquilla. Abbiamo usufruito dell’open deck: si dorme sul camper ma si utilizzano tutti i servizi della nave.

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Costo del biglietto A/R (con ritorno open) per 2 persone e camper 374 euro più 30 euro diritti di agenzia. 

2 settembre (433  km)

Si sbarca verso le 9,30.  Imbocchiamo subito l’autostrada (Egnatia Odos) che arriva fino al confine turco.  Usciamo ad Asprovalta sul mare Egeo per andare a dormire in campeggio con spiaggia libera

3 settembre (605  km)

Partenza ore 8,30. Riprendiamo l’autostrada in direzione di Kavala e notiamo ottime possibilità di campeggio libero lungo il litorale.  Il passaggio di confine tra Grecia e Turchia non presenta nessunissima difficoltà: si prosegue sulla strada costiera a nord del mar di Marmara e poco prima di Istanbul si entra in autostrada. Il pedaggio ponte ci costa circa 30 lire turche e ci danno anche una carta che sfrutteremo nei giorni seguenti. Sono circa le 17 e dopo un’oretta decidiamo di uscire dall’autostrada che va ad Ankara e di passare la notte nei pressi di Hereke dopo Gebze sulla costa orientale del mar di Marmara.1 euro uguale 2,10 lire turche

 

4 settembre (675  km)

Partenza ore 8,45. Dopo aver cambiato i soldi in una banca a Korfez raggiungiamo in autostrada la capitale per poi puntare verso sud, verso la Cappadocia. Arriviamo al Kaya Camping di Goreme verso le 18,30.  Si tratta di un ottimo campeggio sia come ubicazione, si trova infatti nei pressi dell’open air museum (chiese con affreschi), sia come struttura perché domina una valle sulla quale la mattina presto si levano in volo decine e decine di mongolfiere.

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Decidiamo di non visitare questa regione già vista fondo in un precedente viaggio che comunque resta a mio avviso una delle più affascinanti e particolari della Turchia.

 

5 settembre (433  km)

Questa mattina si parte più tardi. Continuiamo ad andare verso sud finché, arrivati ad Adana, puntiamo a est fino a Osmaniye.  Verso le 16,30 ci fermiamo dopo Iskenderun sulla 817 costiera vicino ad Uluçinar in riva al mare. C’è molta umidità. Tutta la costa da Osmaniye a Iskenderun è molto, molto brutta (cementifici, industrie varie ecc.ecc.)

 

6 settembre (230  km)

L’incognita del passaggio di frontiera ci fa partire presto. Invece va tutto benissimo: arrivo a Kilis (dogana turca) via Kirikhan ore 10,30-uscita dogana siriana (A’zaz) ore 12,30.  Prima tappa in territorio siriano : Qalaat Samaan (Basilica di S: Simeone).Si tratta di una basilica bizantina molto ben conservata di notevoli dimensioni, la cui facciata in stile romanico appare intatta.

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Al centro del cortile interno ottagonale c’è quel che resta del pilastro su cui, secondo la leggenda, si era rifugiato Simeone per sfuggire al contatto con la gente e professare il suo ascetismo.

Decidiamo di passare la notte nel parcheggio del sito che è frequentato da moltissimi gatti affamati nonché da 3 grossi cani. 

1 euro uguale65 syrian pounds

Spese doganali:  tassa gasolio, tassa turistica, assicurazione uguale 246$

 

7 settembre (52  km)

Arrivati ad Aleppo, dopo numerosi quanto inutili tentativi di trovare un Hotel nel cui parcheggio sistemare il camper  (vista l’assoluta mancanza di campeggi in zona), alla fine piuttosto esausti optiamo per un parcheggio a pagamento che ha almeno il vantaggio di essere vicino alla città vecchia.  Nel pomeriggio visitiamo la Grande Moschea, il Suq e la Cittadella.La Grande Moschea è la sorella minore della Moschea degli Omayyadi di Damasco. Al suo interno dietro a una grata è conservata la testa di Zaccaria, il padre di Giovanni Battista. Il Suq ci è sembrato essere molto meno turistico di altri (vedi Il Cairo ed Istanbul). Ci sono tantissimi negozietti che vendono prodotti tessili, abbigliamento e scarpe nonché sapone all’olio di oliva che acquistiamo da regalare. La Cittadella infine si erge sopra una collinetta ed è il punto di riferimento più evidente di Aleppo. Vi si accede attraverso un ponte a gradini di pietra sostenuto da arcate che scavalca un grande fossato: la vista del maschio fortificato è davvero imponente. La sera andiamo a mangiare al Sissi House.  Si tratta di una casa restaurata nel cui cortile interno sono stati sistemati i tavoli. Noi però a causa dell’aria condizionata preferiamo mangiare in una sala attigua con boiserie. La cena è ottima, soprattutto a base di mezze, gli antipasti tipici della cucina siriana e per nulla cara, 32 euro circa per due persone, compresa una bottiglia di buon vino rosso!

 

8 settembre (278  km)

Partiamo prestissimo e prendiamo la superstrada per Hamah. Prima però facciamo una deviazione verso ovest per andare a visitare alcune tra le città morte: Jerada, Ruweiha e Sergilla. Quest’ultima è senz’altro la più interessante sia come ubicazione (la strada che ci arriva è panoramica) sia per i monumenti che vi si possono ammirare : innanzitutto la necropoli con numerosi sarcofagi disseminati qua e là alcuni con il coperchio semiaperto,   515.jpg

poi le terme, l’androne (luogo pubblico in cui si riunivano gli uomini del villaggio), la chiesa e infine una dimora a un piano in ottimo stato di conservazione.

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Ripresa la superstrada, dopo un po’ facciamo una nuova deviazione, questa volta verso est per andare a visitare il Quasr ibn Wardan. Ci arriviamo verso le 18 e subito veniamo raggiunti dal

custode in motoretta che ci offre la possibilità di visitare subito il sito.  

Accettiamo volentieri. Il quasr fatto costruire dall’imperatore bizantino Giustiniano verso la metà del VI secolo sembra più un palazzo pubblico che un avamposto militare creato a scopo difensivo La facciata colpisce sia per la sua sobrietà sia perché è costruita con mattoni gialli e spessi strati di basalto nero. Il custode, persona gentilissima, ci accompagna nel cortile interno e ci mostra due grosse pietre sulle quali sono state scolpite una meridiana e un calendario.

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Successivamente visitiamo anche la chiesa annessa al palazzo. Ovviamente, data l’ora, si decide di dormire qui.  

 

9 settembre (235  km)

Dirigendoci verso Hamah riusciamo anche a vedere le case ad alveare tipiche di alcune zone aride della Siria.Nel villaggio di Sarouj alcune di esse sono ancora abitate e una in particolare funge da luogo di accoglienza per i turisti.

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Si tratta di costruzioni a forma conica di colore bianco composte da un unico ambiente a cui si accede attraverso un’unica apertura, così lo spessore delle pareti e anche l’assenza di finestre fa sì che all’interno la temperatura si mantenga sempre costante. Oggigiorno ne sono rimaste poche e quelle poche utilizzate per la maggior parte come fienili. Arrivati ad Hamah visitiamo questa piacevole cittadina che a differenza di Aleppo non è per nulla caotica e molto pulita. La sua principale caratteristica sono le norie, grosse ruote di legno sul fiume Oronte.Riusciamo anche a vederne una in movimento: fa un bel rumore!! Proseguiamo per Apamea che dista circa 80 km. Ci arriviamo intorno alle 14 e dopo aver mangiato un boccone in camper nel parcheggio del sito lo visitiamo. Ciò che colpisce particolarmente il turista è il cardo, la via principale della cittadina che va da nord a sud e che è lungo quasi 2 km., più lungo di quello di Palmyra Sui due lati una fila ininterrotta di colonne, molte delle quali presentano scanalature a spirale, una caratteristica che si riscontra solo ad Apamea.  Foto  foto  In alcuni tratti la pavimentazione è ancora quella originale a lastroni segnata dai solchi lasciati dai carri che vi transitavano Verso le 16,30 si parte alla volta del Qala’at Salah ad-Din (Castello del Saladino). La strada per arrivarci si arrampica sulla cima di una montagna ricoperta di alberi e poi comincia a scendere: sotto si vede tutta la pianura fertile coltivata!! Poco prima dell’arrivo a destinazione si devono affrontare delle strette curve in discesa e poi si risale finché la strada non entra in uno stretto canyon : il castello si trova alla destra e le sue mura sembrano quasi la prosecuzione della roccia sottostante. Questo canyon è artificiale nel senso che fu costruito dai crociati allo scopo di isolare il castello dalla cresta principale della collina, tuttavia vi lasciarono in mezzo solo una colonna di pietra alta 28 metri su cui poggiava il ponte levatoio. Fu chiamato del Saladino in quanto il capo dei mussulmani riuscì nel giro di un paio di giorni a penetrare nelle mura e a scacciare i crociati da un’altra delle loro roccaforti.

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10 settembre (210  km)

Dopo aver visitato il Castello, notevole soprattutto per la sua collocazione, abbarbicato com’è sulla cresta di una collina, ed esserci resi conto ahimè di avere spostato erroneamente in avanti di un’ora le lancette dell’orologio mentre invece in Siria e Turchia vige lo stesso orario con tutte le conseguenze del caso, proseguiamo verso la costa del Mediterraneo che si rivela essere bruttissima sia per la presenza di numerose industrie con relative ciminiere e scarichi in mare sia per l’alto tasso di sporcizia delle poche spiagge che ci sono. Arrivati a Tartus prendiamo la superstrada verso Homs che ci deve portare al CRAC DES CHEVALIERS , senza dubbio il castello crociato meglio conservato e una delle principali attrattive di un viaggio in Siria.

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Ci sistemiamo nel campeggino del sito e siccome si sono fatte ormai le 16 decidiamo di rimandare la visita al giorno successivo e di concederci un pomeriggio di relax. La sera andiamo a mangiare (bene) al ristorantino e tutto si sarebbe concluso in maniera perfetta se non fosse stato per ….le zanzare che di notte non ci fanno dormire. Peccato!!!!!!

 

11 settembre (295  km)

A causa delle zanzare ci alziamo alle 6. Alle 9 visitiamo il Crac: molto, molto bello! Esso è composto di due parti ben distinte: un doppio muro di cinta, uno con 13 torri e l’altro con 5, costruito per compensare la relativa facilità di accesso al sito (sorge infatti su di una collina le cui pareti non sono per nulla impressionanti) e la fortezza entro le mura, a separare le due sezioni un fossato. Anche questo castello sebbene avesse scorte per poter resistere a un assedio di parecchi anni venne ceduto ai nemici dopo solo un mese dai crociati in cambio della loro incolumità. Colpisce oltre ovviamente al perfetto stato di conservazione anche la raffinatezza delle parti interne: sale, scuderie, bagni ecc. Verso le 10 riprendiamo la superstrada per Homs e successivamente Damasco che però a un certo punto abbandoniamo per cercare il Deir Mar Musa. Fortunatamente incontriamo dei doganieri su Toyota 105 che gentilmente ci scortano fino all’imbocco della strada per il monastero. La visita si rivela interessantissima soprattutto per gli affreschi della chiesa , anche se per arrivarci bisogna camminare per una buona mezz’ora in salita e sotto il sole percorrendo un sentiero e in parte dei gradoni di pietra . Ma ne vale la pena anche perché dalla terrazza si gode di un magnifico panorama sul deserto sottostante e comunque chi decidesse di dormire in questo luogo, ospite dei religiosi che ci vivono, penso ne trarrebbe gran beneficio non foss’altro per la pace che vi si respira.

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Successivamente ci dirigiamo a Maalula e riusciamo a vedere le bellissime icone del Monastero di San Sergio. Purtroppo il sito è pieno di turisti locali e così anche il monastero di Santa Tecla. Decidiamo di proseguire per Saydnaya : stessa situazione, tanto che non riusciamo neanche a parcheggiare il camper. Si decide di proseguire per Damasco.La distanza non è eccessiva ma arriviamo in città da sud invece che da nord, dove avrebbe dovuto esserci un campeggio. Lo cerchiamo inutilmente per diverse ore senza trovarlo. Alla fine stanchissimi (sono ormai le 9 di sera) decidiamo di sistemarci nel solito parcheggio a pagamento, anche se a noi queste soluzioni non piacciono affatto, ma in questo caso come anche ad Aleppo non si poteva fare diversamente!

 

12 settembre

In considerazione del fatto che dobbiamo dormire in un parcheggio, si decide di dedicare alla visita della capitale un solo giorno limitandoci ai monumenti più significativi e cioè la Grande Moschea degli Omayyadi,

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 Il palazzo di Azem e ovviamente il Suq. La grande Moschea è una costruzione veramente imponente e per accedervi oltre ovviamente a togliersi le scarpe bisogna indossare una tunica grigia provvista di cappuccio: al suo interno c’è la tomba di San Giovanni Battista, un profeta secondo i mussulmani. Anche il cortile rettangolare che bisogna attraversare per entrare nella Moschea è di dimensioni notevoli, misura infatti 150 per 50 metri e su tre lati è affiancato da un porticato a due piani. Vi si possono ammirare dei bellissimi mosaici d’oro. Il palazzo di Azem è un insieme di edifici, cortili e giardini in cui risiedeva il governatore di Damasco e che rimase alla famiglia fino all’inizio del PERPER secolo quando fu venduto ai Francesi. Sul cortile esterno si affacciano diversi bassi edifici costruiti con un misto di basalto nero, pietra calcarea e arenaria che creano un bell’effetto a strisce. Questa zona era adibita ad abitazione e le camere sono decorate con pannelli di legno, pietre intarsiate e piastrelle blu. Ci sono anche dei manichini che descrivono avvenimenti particolari come ad esempio un matrimonio.

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Da ultimo visitiamo il Suq che in parte è ricoperto da una struttura metallica in cui si possono vedere i fori dei proiettili sparati dalle

mitragliatrici degli aerei francesi durante la rivolta del 1925. 185.jpg

Acquistiamo degli ottimi cioccolatini che ben presto finiscono nelle nostre pance. Tornati al camper, dopo una veloce quanto agognata doccia, diamo la pappa a Devil e con un taxi ci facciamo portare all’Elissar un ristorante situato nel quartiere cristiano, dove mangiamo veramente bene in una specie di patio con fontana. Unico neo: essendo periodo di ramadan non servono alcoolici fino alle nove di sera.

 

13 settembre (180  km)

Lasciata non senza qualche difficoltà la capitale nonostante l’uso del GPS, riusciamo a prendere la superstrada per Deraa e il confine giordano che però lasciamo a un certo punto per dirigerci ad As Suwayda dove contiamo di visitare il museo nazionale ed i relativi bellissimi mosaici. Purtroppo non riusciamo a trovarlo e avendo saputo che il sito di Bosra chiude alle 15 causa ramadan (notizia rivelatasi poi infondata) si decide di lasciar perdere e magari di rimandare la ricerca al nostro ritorno. Arrivati a Bosra e sistemato il camper nel parcheggio del sito, visitiamo il teatro romano e la città vecchia. 194.jpgFoto Il teatro è una struttura veramente fuori del comune in quanto nel corso dei secoli è stato trasformato in una fortezza mediante la costruzione di spesse mura unite da otto torri dalle varie dinastie arabe che si sono succedute a partire dall’PERI secolo. Dietro il palco vi sono ancora file di colonne corinzie ed è bellissimo percorrere le buie sale interne della fortezza per poi sbucare alla luce del sole e ammirare dall’alto le vaste gradinate di pietra che potevano accogliere circa 15000 spettatori. Dopo un breve giro della città vecchia torniamo al camper e ci riposiamo fino all’ora di cena.

 

14 settembre (160  km)

Partenza ore 8. Arriviamo alla frontiera siriana, distante una trentina di kilometri, alle 9 circa e ne usciamo alle 10 dopo aver pagato una tassa di soggiorno. Quando varchiamo il suolo giordano un poliziotto ci da il benvenuto con un sorriso e alzando i pollici. Sbrigate le pratiche doganali in meno di un’ora, ci dirigiamo verso Irbid allo scopo di visitare il Museo di Archeologia che si trova all’interno del campus universitario. Purtroppo quando arriviamo a destinazione (siamo persino riusciti a entrare con il camper grazie alla gentilezza delle guardie che stazionano all’ingresso) scopriamo che il Museo è chiuso e riaprirà tra un paio di giorni. Peccato!!! A malincuore ci dirigiamo verso Jerash dove arriviamo intorno alle 14. Mangiamo al self service (caro) e poi ci dedichiamo alla visita che dura fino alle 17. Da ricordare: l’Arco di trionfo costruito in occasione della visita dell’imperatore Adriano nel 129 d.c., l’Ippodromo, lungo 245  metri e largo 50, il

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foro, perfettamente conservato e magnifico con le sue grandi lastre di pietra, il portico e il colonnato ionico, di forma curiosamente ovale e in posizione decentrata rispetto al cardo massimo che da qui ha origine e che viene successivamente intersecato da due decumani (direzione est ovest). In corrispondenza di questi incroci si possono osservare solamente i resti di quelli che erano chiamati tetrapili.

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Terminata la visita ce ne andiamo nella vicina Foresta di Dibbin nella speranza di poter finalmente fare campeggio libero. E così è stato: infatti ho potuto finalmente lasciare Devil libero di scorazzare tra gli alberi e fare i suoi bisognini in libertà. Devo dire che in questo viaggio finchè siamo stati in Siria e Giordania le occasioni di fare campeggio libero sono state molto molto poche e questo lo sapevamo, ma ci siamo ampiamente rifatti al ritorno quando siamo entrati in Turchia!!!! Foto

Spese doganali uscita Siria: 100 $ ( tassa soggiorno) più 1000 syrian pounds per due persone Spese doganali entrata Giordania: 80 JD assicurazione più 20 JD 1 euro uguale 0,90 dinaro giordano (JD)

 

15 settembre (315  km)

Si parte presto. Dopo aver attraversato la foresta di Dibbin su stradine molto strette ed anche sterrate ci ritroviamo ad osservare finalmente un bel paesaggio: colline verdeggianti in parte coltivate ad olivi. Seguendo le indicazioni di un cartello per Amman percorriamo una strada alquanto dissestata tutta in discesa. Finalmente raggiungiamo la superstrada, se avessimo trovato uno sbarramento qualsiasi non saremmo più potuti tornare indietro a meno che non avessimo avuto un fuoristrada!!!!!  Prima di Amman prendiamo la direzione dei Castelli del deserto verso est e ci fermiamo in un paesino a comprare pane in un forno e a fare rifornimento di gasolio da un signore con pompa manuale. Percorriamo un’arteria piena di camion che vanno sia in Irak (direzione nord est) sia in Arabia Saudita (direzione sud) e così visitiamo prima Quasr Azraq (il luogo dove Lawrence d’Arabia stabilì il proprio quartier generale insieme a Re Feisal) Foto e poi Quasr Amra (affreschi molto belli con scene di caccia e donne nude). Verso le 15 arriviamo a Madaba e dopo numerosi tentativi di trovare il Visitor Centre alla fine ci riusciamo e così parcheggiato il camper possiamo visitare il Parco Archeologico (bellissimi i mosaici) e la chiesa greco-ortodossa di San Giorgio sul cui pavimento si può ammirare quello che resta della Carta della Palestina: un magnifico mosaico che permette di collocare Gerusalemme e il Santo Sepolcro, Betlemme, il Giordano e il Mar Morto.

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(gli studi classici sono serviti per leggere il greco). Da ultimo diamo un’occhiata alla Chiesa dei 12 Apostoli interessante anche lei per i mosaici in particolare la personificazione femminile del mare con pesci e delfini. Proseguiamo per il Monte Nebo. Con nostro grande rammarico dobbiamo dormire nel parcheggio del sito (ormai si è fatto troppo tardi per cercare un’altra sistemazione) sporchissimo e presidiato da due poliziotti ai quali dobbiamo pure consegnare i passaporti che però dopo un po’ di tempo ci restituiscono.

 

16 settembre (130  km)

Appena alzati andiamo subito a visitare il sito. Sotto un tendone c’è un bellissimo mosaico raffiguranti persone, scene di caccia e animali selvaggi. Inoltre una stele con targhette sul pavimento ricorda chi ha contribuito con i propri finanziamenti agli scavi della zona. Nel 2000  in occasione del giubileo qui venne papa Giovanni Paolo II che sicuramente si affacciò alla terrazza da cui si gode di un meraviglioso panorama sul Mar Morto, Gerico e Gerusalemme, foschia permettendo.

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 Si dice che Mosè morì su questo monte alto circa 800 metri proprio dopo aver contemplato la Terra Promessa.  A proposito fu un frate francescano di nazionalità italiana Padre Piccirilli a scoprire questo sito:  c’è una sua foto con il papa. La prossima tappa è il Mar Morto: ci arriviamo dopo aver percorso una bella strada panoramica e troviamo anche un accesso alla spiaggia. C’è una bella piscina e probabilmente docce, servizi igienici e così via, ma Devil non può entrare e siccome fa un caldo umido tremendo l’idea di lasciarlo in camper per svariate ore oltre al fatto di dover passare una notte intera senza aria condizionata ci fa desistere per cui proseguiamo per il Castello di al- Karak, dove speriamo di trovare un po’ più di fresco. Costeggiamo la sponda giordana del Mar Morto, di là c’è Israele e infatti tutta questa zona è militarizzata con numerosi chek-point. Paesaggisticamente parlando per essere proprio sinceri non siamo rimasti entusiasti forse perché sopportiamo molto male il caldo umido e comunque la nostra sensazione è che qui si respira un’atmosfera un po’ spettrale a causa delle montagne brulle e giallognole che circondano lo specchio d’acqua. Arrivati a destinazione andiamo subito a visitare il Castello che di particolare ha i sotterranei con grandi sale in cui i Crociati si rifugiavano per sfuggire alla calura estiva. Chiediamo di poter sostare per la notte nel parcheggio all’ingresso del castello e mangiamo un boccone in un ristorante vicino (caro), intanto si sono fatte le 17 e il parcheggio si è completamente svuotato. L’aria è fresca e dopo aver cenato in camper andiamo a fare un giretto in paese: Una gran confusione; sono tutti in giro chi a piedi e chi con le macchine. Nel parcheggio dormiamo benissimo con una temperatura ottimale. Il mattino dopo incontriamo una coppia di turisti che hanno dormito in camper sul Mar Morto e ci dicono d’aver passato una notte d’inferno per il caldo e gli insetti.

 

17 settembre (135  km)

L’idea era quella di prendere la Strada dei Re ma ci ritroviamo di nuovo a Potash City, cioè in pratica siamo tornati indietro di una ventina di km.. A questo punto si decide di proseguire sulla strada che dal Mar Morto va ad Aquaba in quanto sulla mia cartina vedo che c’è la possibilità di immetterci sulla King’s Highway più avanti. E bene abbiamo fatto perché la strada segnata gialla e che porta ad al-Tafila si rivela panoramica: essa si arrampica in mezzo a montagne di roccia all’apparenza friabile (arenaria ?) di vari colori dal bianco al rosa al rosso.  Una volta superata la cittadina e raggiunta l’arteria principale che va verso sud, verso Petra, di nuovo il paesaggio si fa bello con montagne brulle di colore giallo ocra che a tratti si ricoprono di alberi. Infatti è in questa zona che è stata creata la riserva di Dana, nostra prossima meta. La stradina che porta alla Torre, entrata della riserva, è ben segnalata sulla destra della Strada dei Re. Quando la raggiungiamo il guardiano ci dice che possiamo pernottare lì accanto e ne siamo contenti perché il posto è panoramico e l’aria fresca.

283.jpg Purtroppo scopriamo subito dopo che in giro c’è tanta immondizia, ma non possiamo farci nulla se non evitare di dare anche noi il nostro contributo. La riserva di Dana comunque è adatta per quelle persone che amano la natura e la tranquillità lontana com’è dai grandi flussi turistici. Vi si possono effettuare bellissime escursioni a piedi con o senza guida e di varia durata adatte a tutti i tipi di camminatori e se siete fortunati come è successo a noi si possono osservare bellissime aquile.

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L’unico inconveniente e solo se si possiede un cane è che non potete portarlo con voi.

 

18 settembre (70  km)

Partenza ore 8 con il furgoncino della riserva per il campsite di Rumman, da dove cominciano tutte le possibili escursioni. Si tratta di un campeggio fornito di tende già montate con materassi e cuscini per chi avesse voglia di dormire qui, situato in un posto meraviglioso circondato da alte montagne. Noi scegliamo tra i 4 possibili sentieri che le guide della riserva ci indicano quello che in un’ora circa ci porta sulla cima di una montagna in modo da ritornare al parcheggio del camper entro un paio di ore: non ce la sentiamo infatti di lasciare il cane solo per troppo tempo.

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 Verso le 11 riprendiamo di nuovo il nostro viaggio con destinazione PETRA, la località più famosa e più turistica della Giordania. Il campeggio che un nostro amico ci ha indicato si chiama Ammarine Beduine Camp e si trova a Little Petra in una specie di wadi in mezzo a montagne di color ocra che al tramonto si infuocano ed è fatto come un tipico accampamento beduino cioè

con tende rettangolari nere a strisce bianche.

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I servizi sono dotati di docce con acqua calda e gabinetti pulitissimi.  Appena arrivi ti danno subito la tabella dei prezzi piuttosto cari: sta a te decidere se rimanere o andartene. Noi siamo rimasti e la sera siamo anche andati a mangiare seduti per terra un tipico pasto beduino a base di manshaf: riso e carne di agnello tenerissima il tutto condito da una deliziosa salsa bianca in compagnia di una famigliola libanese composta da padre, madre e due bambini piccoli in vacanza. La festa beduina in corso per festeggiare la fine del ramadan non ci procura nessun fastidio e possiamo dormire tranquilli nel nostro camper.  Costo: Due notti più 1 cena uguale 160 JD

 

19 settembre

Con un taxi alle 9 precise partiamo dal campeggio e dopo aver percorso una decina di kilometri veniamo depositati davanti all’ingresso del sito. Per chi avesse bisogno di informazioni e di guide, oltre che per acquistare i biglietti c’è un attrezzato Visitor Centre. Noi soprattutto pensando a Devil decidiamo di acquistare biglietti validi per due giorni così da dedicare due mezze giornate alla visita del luogo e non lasciare solo il cane per troppo tempo. Che dire di Petra? Da sola vale il viaggio in Giordania sia per le sue bellezze naturali: gole, montagne e colore della pietra sia per l’estrema originalità degli edifici. Ovviamente bisogna far finta che in giro non ci sia nessuno: è come in Egitto nella Valle dei Re, non esiste una bassa  stagione. Subito dopo l’entrata si vede un enorme coral pieno di cavalli: è possibile noleggiarne uno per percorrere una specie di viale d’accesso fino al Siq (sono circa 800 metri). Noi abbiamo preferito camminare e quasi subito è d’obbligo una sosta per ammirare la Tomba degli obelischi.  Si arriva così al Siq: una stretta gola profonda un centinaio di metri e larga in alcuni punti solo tre metri che porta nel cuore della città. Attualmente è percorsa da carrozzelle su ruote di gomma alquanto traballanti e che fanno un rumore infernale. Il Siq sfocia in una piazzetta ed ecco che davanti ai nostri

 occhi appare il Khaznah, l’edificio più affascinante e misterioso di Petra.

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 La parete quasi verticale alta all’incirca 40 metri della roccia di un magnifico color rosa è stata scolpita dai nabatei cominciando dall’alto. L’ipotesi più accreditata è che si tratti della tomba di un re databile all’incirca tra il I secolo a.c e il II secolo d.c. piuttosto che di un tempio come si pensava all’inizio. La preziosità della facciata contrasta con la semplicità dell’interno: tre sale molto spoglie la cui unica peculiarità è il colore della roccia. Si prosegue e dopo poco ecco comincia la città bassa: il teatro costruito dai nabatei per ospitare circa 7000 persone e soprattutto le Tombe Reali, imponenti, scolpite anche loro nella roccia sul fianco di una montagna, perfettamente allineate e raggiungili tramite scalinate.

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Più avanti comincia la città romana di cui resta ben poco: una strada colonnata che altro non è che il solito cardo. Vale la pena di arrampicarsi sulla destra percorrendo un largo sentiero per arrivare a una grande tettoia sotto la quale si possono ammirare bellissimi mosaici appartenenti ad una chiesa bizantina andata bruciata. 1341.jpgo Arrivati al Quasr al-Bint, l’edificio religioso più importante di Petra e l’unico a non essere scolpito nella roccia, siamo tornati indietro. Dal Khaznah fino a qui ci sono numerosi beduini che in groppa al loro dromedario o al loro asinello ti propongono escursioni sulle alture circostanti. Purtroppo il tempo a disposizione non è stato sufficiente. Tornati al campeggio sempre in taxi ci concediamo un pomeriggio di relax. Cena in camper e ….a nanna presto.

 

20 settembre (180  km)

Alle 9,30 circa rientriamo a Petra dopo aver lasciato il camper nel parcheggio del sito. Preferiamo rivedere con molta più calma i vari monumenti piuttosto che effettuare una delle possibili escursioni. Alle 14 circa siamo di ritorno e prendiamo la strada dei Re per Aquaba, molto panoramica, che a un certo punto si immette nell’autostrada.  Poco prima di arrivare alla città, sulla sinistra ecco la deviazione per il Wadi Rum, il famoso deserto giordano che andremo a visitare al ritorno da Aquaba. Il paesaggio si fa molto, molto bello. Ai lati della strada il deserto e davanti a noi sullo sfondo montagne nere dalle cime frastagliate. Quando arriviamo in città e scendiamo dal mezzo per mangiare uno swaurma in un bar il caldo umido è veramente micidiale. Per fortuna siamo sul mare e si spera che di notte rinfreschi. Ci sistemiamo nel Bedouin Garden Village a 12 km. da Aquaba, sulla spiaggia sud. Si tratta di un complesso turistico costituito da Hotel, Ristorante, Diving e Campeggio dotato anche di piscina, che si trova sulla sinistra della strada che va in Arabia Saudita, con una bella vista sulla spiaggia e sulla barriera. Quando fa sera, oltre a rinfrescare davanti a noi si accendono mille luci, sono

quelle di Israele e dell’Egitto. Fantastico: anche il cielo è punteggiato da miriadi di stelle!!!!!

 

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21 settembre

Dopo aver fatto colazione scendiamo alla spiaggia muniti di pinne, boccaglio e maschera per fare l’agognato bagno nel Mar Rosso. La barriera è abbastanza ricca soprattutto di corallo e spugne, si possono osservare anche pesci tipici, solo in formato….. mignon. Per quanto riguarda le gente del luogo il bagno lo fanno solo gli uomini (alcuni con pantaloni e canottiera), le donne invece con i bambini (questi sì in costume) se ne stanno sedute sulla sabbia bollente sotto dei tendoni completamente vestite!!!!!!! Nel pomeriggio di nuovo un bellissimo bagno nell’acqua calda e poi eccoci ad aspettare ….. il tramonto vicino al nostro camper che ci ha portato fino a qui e a meditare sul fatto cha domani comincia il lungo, lungo ritorno verso casa. Di fronte a noi, in basso la vasta distesa del mare e sullo sfondo, ma ben distinguibile, la costa israeliana sulla destra con i grattacieli di Eilat che poi diventa Egitto, mentre noi siamo a pochissimi kilometri di distanza dal confine con l’Arabia Saudita Viene ovviamente da pensare che in così poco spazio ci sono tre stati confinanti!!!!!!!!!! La sera andiamo a mangiare al ristorante del campeggio: a un certo punto mi accorgo di stare male e mi devo sdraiare per terra. Subito vengo soccorsa dalle persone sedute ai tavoli vicini nonché dal gestore. Si è trattato quasi sicuramente di una piccola congestione ma riesco a mettermi in  sesto abbastanza velocemente e me ne vado a dormire dopo aver lasciato a malincuore nel piatto un ottimo pesce alla griglia.

 

22 settembre (450  km)

Ed eccoci sulla strada del ritorno: prima sosta Wadi Rum.

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Acquistiamo i biglietti d’ingresso al Visitor Centre nonché 3 magliette per ricordo. Enrico scatta qualche foto per immortalare le pareti lisce delle montagne circostanti adatte a fare climbing. Arriviamo fino all’imbocco della pista per entrare nel deserto e torniamo indietro: sono circa le 11. Rifacciamo la stessa strada dell’andata fino a Petra poi prendiamo una strada segnata gialla alternativa che arriva ad al-Shawbak dove mangiamo un boccone nel piazzale antistante il Castello e poi di nuovo stessa strada fino ad al-Tafila quindi King’s Highway fino ad al-Karak (all’andata avevamo fatto la costiera). Il paesaggio è molto bello: si percorre infatti un’ampia valle circondata da montagne aride di colore giallo che a tratti si ricoprono di coltivazioni data la presenza di acqua. A un certo punto si vede una montagna di colore nero che contrasta con le altre e sotto un laghetto con una diga: ghirbat-al-tannur. Ad al-Karak non riusciamo a prendere la King’s e ci ritroviamo sulla Desert, ma fortunatamente chiedendo informazioni con cartina alla mano riusciamo ad arrivare ad Umm-ar-Rasas, un sito famoso per i mosaici. Ci sistemiamo come al solito nel parcheggio adiacente, molto carino e soprattutto pulito. Il Visitor Centre è stato appena inaugurato e sicuramente siamo tra i primi visitatori. Peccato per le zanzare!!! Intanto Enrico si è bloccato con la schiena.

 

23 settembre (250  km)

Visito il sito da sola. Gli archeologi hanno riportato alla luce diverse chiese bizantine ed è il pavimento di una di queste -la chiesa di Santo Stefano- a suscitare la mia ammirazione. Si tratta di un magnifico mosaico coperto da una struttura che serve a preservarlo e che ti permette attraverso delle apposite passatoie aeree di vederlo dall’alto. Vi sono rappresentate 10 stemmi di città situate sul delta del Nilo e poi scene di vita quotidiana ( ad es. pescatori nudi nelle loro piccole imbarcazioni provviste di pagaia; meravigliose gerle piene di uva e altro ancora) e poi 16 raffigurazioni di città situate sulle rive del Giordano tra cui anche Umm-ar- Rasas, Gerusalemme, Nablus e Amman. Al mio ritorno si parte: per fortuna a Enrico non pesa guidare e siccome è mio desiderio visitare il Palazzo di Macheronte avremmo dovuto prendere la King’s . Invece ci ritroviamo a Madaba, oltre la deviazione . A questo punto si torna indietro di qualche kilometro e finalmente riusciamo ad arrivare nel parcheggio da cui si vede il Palazzo o meglio quello che ne resta abbarbicato su di una collina da cui evidentemente si gode a detta della mia guida di un meraviglioso panorama sul mar Morto. Avrei fatto volentieri la camminata per arrivare sulla cima ma Enrico mi dissuade e così ripartiamo. Ritengo comunque sia inutile arrivare fino a qui se poi non ci si arrampica per vedere il panorama! Ritornati a Madaba prendiamo la strada dei Castelli del Deserto che va verso est (anello inferiore), soltanto che al bivio, invece di andare verso nord e cioè verso Quasr Azraq come avevamo fatto all’andata, puntiamo a sud, verso la Riserva di Shawmari. Una catena ci sbarra la strada, riesco a toglierla e così arriviamo fino all’ingresso della riserva dove sono in corso lavori di ristrutturazione e ampliamento. Chiediamo il permesso di sostare per la notte e dopo qualche titubanza e raccomandazioni sul fatto di non accendere fuochi ci consentono di restare. Il più bel campo da quando siamo partiti!!!!! Dopo aver assistito a un tramonto da favola, mangiamo e ci addormentiamo quasi subito dato il silenzio e la tranquillità che ci circondano.

 

24 settembre (510  km)

Ci alziamo all’alba con un cielo infuocato!  Verso le 7,30 partiamo e dopo aver percorso l’anello superiore in direzione di Zarqua della strada dei Castelli e successivamente aver raggiunto Mafraq, data la maggiore vicinanza, si decide di passare il confine a Jabir. Non l’avessimo mai fatto! Da questo confine passano solo camionisti e non sono per nulla attrezzati per passaggi turistici. Mentre per passare la dogana giordana c’è voluta la solita oretta per quella siriana abbiamo impiegato ben 3 ore. E’stata una specie di odissea: ci hanno fatto fare delle lunghe attese e sbattuto da un ufficio all’altro. Sembrava che neanche i doganieri sapessero bene cosa fare, per fortuna sono stati tutti molto gentili. Alla fine, esausti, verso le 14, lasciamo il confine dopo aver pagato un sacco di soldi e senza sapere neanche il perchè!!!!! Arriviamo a Damasco e con l’aiuto del GPS riusciamo a trovare la strada che va a Palmyra. Mentre all’inizio il paesaggio è decisamente brutto (cementifici e industrie varie) successivamente diventa sempre più bello: una pianura desertica di grande compattezza delimitata da catene montuose a volte dalle forme arrotondate e di colore marroncino chiaro. Ci sono tantissimi pulmann che viaggiano in senso inverso al nostro e io comincio a pensare che si sta facendo tardi e chissà se riusciremo a trovare una buona sistemazione per la notte. La giornata è stata molto pesante sia per la sveglia (ore 5,30) sia soprattutto per il passaggio di frontiera (4 ore e mezza)!!!! Arriviamo a Palmyra verso le 19 e incontriamo una coppia di turisti giovani e disponibili che ci indica un campeggio in città a pochi passi dal centro che si chiama Al-Baider, dotato anche di una piccola piscina. Ci sistemano nel giardino e Enrico riesce a procurare corrente soprattutto per il frigo. E’ un campeggio piuttosto spartano ma a noi va bene così. Stasera si va a nanna molto presto.

Spese doganali uscita Giordania: 15 JD Spese doganali entrata Siria: 390$ più 2600 SP Foto

 

25 settembre

Prima di cominciare la visita di Palmira leggo qualcosa sulla mia guida e così apprendo che il suo nome è indissolubilmente legato a quello della regina Zenobia, la quale osò sfidare l’imperatore Aureliano, proclamando la propria indipendenza da Roma. Aureliano naturalmente non potè accettare la cosa e pose sotto assedio la stessa Palmira. La regina, che sosteneva di essere una diretta discendente di Cleopatra, invece di accettare le pur generose condizioni di resa dell’imperatore, preferì tentare una sortita, ma venne catturata e portata a Roma come prigioniera e fatta sfilare per le vie della città legata con catene d’oro: siamo nel 272 d.c. Sulla sua fine rimane un fitto mistero: secondo alcuni visse in una villa messa a sua disposizione dall’imperatore, secondo altri preferì lasciarsi morire di fame piuttosto che restare prigioniera. Questi eventi comunque segnarono la fine della prosperità di Palmyra che si basava soprattutto sul fatto di essere luogo di transito per le carovane che dal Mediterraneo si dirigevano verso la Mesopotamia e l’Arabia Saudita. Dopo aver letto queste notizie ci incamminiamo a piedi verso il sito e finalmente possiamo portare con noi Devil in quanto una buona parte dei monumenti non sono recintati mentre altri come i musei, il Tempio di Bel, il Castello e alcune delle tombe hanno un loro biglietto di ingresso. Dopo qualche centinaio di metri eccoci all’Arco Monumentale oltrepassato il quale comincia l’arteria principale della città che però a differenza del modello romano qui non è dritta ma piega visibilmente in due punti, uno dei quali proprio in corrispondenza di questo arco. 

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Il Grande Colonnato che la fiancheggia è costituito da una serie di imponenti colonne che hanno una peculiarità: a due terzi circa della loro altezza sono provviste di una piccola piattaforma aggettante che doveva sostenere la statua di qualche ricco o famoso abitante di Palmyra. Percorrendo la via colonnata si arriva al secondo punto in cui essa piega leggermente e anche al monumento forse più fotografato del sito: il Tetrapilo. Si tratta di una piattaforma quadrata che su ogni angolo sorregge un gruppo di quattro colonne ravvicinate. Ciascuno di questi quattro gruppi di pilastri sorregge a sua volta un massiccio cornicione: peccato che solo uno dei pilastri in granito sia originale, gli altri tre in cemento colorato sono frutto di restauro. Dopo aver visitato il Teatro, l’agorà (luogo d’incontro più importante della città sia a livello politico che commerciale) e il piccolo tempio di Baal Shamin ce ne torniamo in campeggio e ci riposiamo, godendoci la frescura del giardino piccolo, ma grazioso pieno di olivi che danno delle squisite olive nere (il gestore ce ne regala un barattolo) e di palme. Nel tardo pomeriggio nuovo giro turistico, questa volta per osservare il sole che tramontando tinge di rosa i monumenti.

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La sera andiamo a mangiare al ristorante del campeggio: da evitare!!!

 

26 settembre (375  km)

Questa mattina per prima cosa visitiamo il Tempio di Bel, la principale divinità adorata dai palmireni, molto molto bello e in pratica adiacente al campeggio.

422.jpg Esso è costituito da 2 parti: un grande cortile circondato da alte mura e al centro la cella. Originariamente la zona interna era fiancheggiata su tre lati da un doppio colonnato, mentre l’ultimo lato aveva una sola fila di colonne molto più alte: se ne vedono ancora i resti. Prima di entrare nella cella di forma rettangolare e circondata per tutto il suo perimetro da colonne corinzie per terra si possono vedere due degli architravi che esse sostenevano. Su entrambi ci sono scolpite splendide raffigurazioni in particolare una processione di donne . La seconda tappa è il Museo che visitiamo abbastanza velocemente dopo avervi acquistato i biglietti per le tombe che sono aperte solo in determinate ore durante la giornata. Di interessante nel Museo ci sono i busti scolpiti che facevano parte dei pannelli con cui venivano chiusi i loculi delle torri funerarie e degli ipogei di Palmyra. Colpisce soprattutto la loro vitalità e freschezza: non sembrano i volti di persone morte quasi duemila anni fa!!!!!!!!!!! La terza tappa sono due tombe: una è un classico esempio di torre funeraria e si chiama di Elahbel. E’ alta quattro piani e al suo interno c’è una scala che permette di salire fino alla cima da cui si gode di un bel panorama sul deserto circostante e su altre tombe a torre. Su ogni piano si possono osservare numerosi loculi sovrapposti: pare che i sarcofagi qui ritrovati siano stati ben 300!!! L’altra tomba questa volta ipogea, cioè sotterranea si chiama dei 3 Fratelli . Vi si possono ammirare pregevoli affreschi tra cui i ritratti dei 3 fratelli racchiusi da cornici di forma ovale. Verso le13 lasciamo Palmyra, questa affascinante oasi in mezzo al deserto, che sicuramente vale il viaggio in Siria e ci dirigiamo verso l’Iraq. A un certo punto sulla sinistra ecco la deviazione che avremmo dovuto fare per andare prima al Quasr al Hair ash Sharqui e poi a Rasafa: assolutamente impercorribile per un camper!! Continuiamo in direzione del confine iracheno: la nostra meta prima Dura Europos e poi Mari. Dopo aver mangiato un boccone in una prateria in mezzo a dromedari e pecore verso le 18 arriviamo a Dura Europos. Sito completamente deserto data anche l’ora. Mentre stiamo meditando sul da farsi arriva il custode su motoretta a cui chiediamo il permesso di dormire lì e se il posto è sicuro. Ci risponde di sì ma noi preferiamo andare avanti e bene abbiamo fatto perché quando finalmente arriviamo a MARI,

1441.jpg troviamo un guardiano gentilissimo che ci fa accomodare nel cortile della sua casa dove c’è una ragazza che sta cuocendo il pane e uno stuolo di bambinetti che giocano, ma che hanno paura di Devil. Siamo piuttosto stanchi ma contenti per la sistemazione : pur essendo a soli 10 kilometri dal confine ci sentiamo tranquilli e perfettamente a nostro agio: la ragazza ci regala un pezzo di pane ancora caldo e io regalo caramelle ai bambini.

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Enrico scatta fotografie a questo spaccato di vita siriana.

  27 settembre (450  km)

Ci alziamo abbastanza  presto e subito ci vengono ad offrire pane caldo. Poi andiamo a visitare il sito: una vera meraviglia!!! Gli scavi sono ancora in corso: infatti è tutto un brulicare di manovalanza locale che scava con i picconi e porta in giro carriole sotto la direzione degli archeologi francesi.

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 Mari era un’importante città della Mesopotamia con una storia millenaria alle spalle, ma la sua maggiore fortuna, per noi posteri ovviamente, è stata di essere rimasta sepolta sottoterra nel corso dei secoli . Sotto una grande tettoia è stato portato alla luce il palazzo del re , siamo nel 1800 a.c., che doveva avere circa 300 stanze. Si cammina in mezzo a un grande cortile con un pozzo e poi in due sale adiacenti di forma rettangolare le cui pareti sono fatte di mattoni di fango. Adiacente al palazzo scopriamo un tempio ricostruito dagli archeologi come doveva essere all’epoca: muri di fango misto a paglia e una scala per accedere al suo interno. Una considerazione si deve fare riguardo questo sito: da vedere non c’è un gran che. Bisogna documentarsi prima e lavorare un po’di fantasia. Tutto ciò che è stato trovato a Mari e cioè statue, vasi e gioielli nonché 25000 tavolette con iscrizioni (una specie di archivio) è esposto in vari musei, a Damasco, Londra e Parigi. Incredibilmente però vi si respira un’atmosfera particolare, almeno per noi è stato così, non foss’altro per la datazione dei resti: non sono le solite rovine romane di cui abbiamo fatto veramente una scorpacciata!!!!!!! Prima di partire (a malincuore) lasciamo una mancia al custode per la sua gentilezza e ospitalità e creme varie per le donne e i bambini. Rifacciamo la stessa strada di ieri ma oggi che sono meno stanca mi guardo attorno con più attenzione  e scopro ai lati di essa, data la vicinanza del fiume Eufrate,  tutto un susseguirsi di coltivazioni in particolare di cotone e sono le donne che fanno la raccolta indossando vestiti dai colori sgargianti. Arrivati al bivio per Palmira da cui eravamo arrivati e in corrispondenza del quale sorge la graziosa cittadina di Deir Ezzor con il suo famoso ponte sospeso costruito dai Francesi e lungo 400 metri, si prosegue per Ar-Raqquah e così abbiamo la possibilità di fare una breve sosta in riva al  fiume in un posto in cui sarebbe stato bello fermarsi per mangiare un boccone o anche per dormire vicino al Furat Cham, un lussuoso albergo dotato di  piscina: chi avesse voglia di farsi una nuotata può usufruirne. La strada fin da quando abbiamo lasciato Mari costeggia sempre il fiume Eufrate, che però non si vede mai  tranne che appunto dopo Deir. Cerchiamo la deviazione per Rasafa che però non vediamo per cui arrivati a Ath Thawrah  siccome ci fermano ad un chek-point  ne approfittiamo per chiedere informazioni: bisogna tornare indietro esattamente sullo stradone da cui siamo arrivati. Per non perdere tempo diamo un passaggio ad un signore che molto gentilmente ci fa vedere dov’è la deviazione. Da soli non l’avremmo mai trovata!!!!!! Infatti quando si arriva nel villaggio di Al –Mansoura bisogna porre attenzione a un cartello verde sulla destra che dice:ASRASAFARELICS e successivamente a una altro bianco: AS RASAFA (25 km), mentre se si viaggia nella direzione opposta e cioè se si arriva da Ar-Raqqua bisogna seguire le indicazioni sulla sinistra per Homs. Comunque finalmente raggiungiamo il sito la cui originalità consiste nell’essere situato in mezzo a un deserto piatto, quindi molto esposto. Man mano che ci si avvicina si comincia a vedere la cinta muraria che ha lo stesso color ocra dell’ambiente circostante e che delimita un quadrilatero di 500 m per 400

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Al suo interno osserviamo eleganti arcate e in alcuni punti tramite scalini di pietra è possibile raggiungere il cammino di ronda con belle prospettive sul deserto. Colpisce il fatto però che al di là delle mura esterne quasi intatte dell’antica città è rimasto ben poco: la basilica bizantina detta di San Sergio parzialmente restaurata di cui si possono ammirare la navata centrale separata da quelle laterali  da colonne  di aspetto piuttosto traballante e delle enormi cisterne in grado di garantire l’approvvigionamento idrico nel corso di lunghi assedi. Sono le 16 e si decide di raggiungere il Castello di Jabar sul lago di Asad, formatosi in seguito alla costruzione di una diga sul fiume Eufrate. Ci arriviamo intorno alle 18 giusto in tempo per assistere a un bellissimo tramonto , poi ci rifugiamo in camper perché minaccia bufera.

 

28 settembre (275  km)

Siccome il Castello apre alle 10,  facciamo un giretto nei dintorni. Nel tornare indietro diamo un passaggio al custode che per sdebitarsi ci fa pagare un solo ingresso invece di due, inoltre visto che siamo gli unici turisti possiamo portare Devil con noi. Foto Si riparte per la frontiera verso le 10,30: il tempo è nuvoloso e il lago ha un colore bellissimo, azzurro intenso tanto che sembra quasi mare!!! Sulla strada che da Ar Raqqua va verso il confine con la Turchia ci fermiamo per fotografare una fila di donne dai bei costumi colorati che portano sulle spalle sacchi di cotone e li depositano tutti in un punto dove vengono pesati: con ogni probabilità verranno pagate ciascuna in base al  peso del proprio raccolto.

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Il passaggio di dogana questa volta è velocissimo: più o meno un’ora in tutto e ne approfittiamo anche per cambiare i soldi siriani che ci sono rimasti in lire turche. Da Akçakale ci dirigiamo verso Sanliurfa, passando per Harran, un paesino famoso per le sue abitazioni. L’idea era di fare una sosta per visitarlo, ma c’è troppa gente in giro,  anche scocciatori  e non troviamo neanche un posto dove mettere il camper. Così si prosegue senza troppo rammarico anche perché l’avevamo già visto in un nostro precedente viaggio e quando arriviamo a Sanliurfa e troviamo il centro storico chiediamo ai poliziotti dove possiamo dormire e loro ci indicano un parcheggio a pagamento lì vicino a ridosso di un bel giardino pubblico. Parcheggiamo il camper e andiamo  a fare un giro insieme a Devil. Rivediamo molto volentieri la vasca con le carpe sacre a cui tutti danno da mangiare, l’adiacente piccola moschea e la grotta di Abramo. Questa volta, avendo più tempo a disposizione, saliamo anche alla cittadella da cui si gode di un bel panorama. Una coppia di turisti turchi ci chiede una fotografia di noi con il nostro cane e con in braccio la loro piccolina. Accontentati!!!! Ritorniamo al camper verso le 18, ci riposiamo un poco, diamo la pappa a Devil e poi usciamo a cena. Enrico vuole portarmi nel posto più sciccoso di Sanliurfa ma io non ho l’abito adatto e perciò scegliamo un ristorantino sulla scalinata che va alla cittadella, dove mangiamo molto bene senza per’altro riuscire a bere nulla di alcoolico.

Spese doganali uscita Siria: 1120 syrian pounds Cambio: 8600spuguale270 Lire Turche

 

29 settembre (265  km)

Ci alziamo un po’ presto  e partiamo subito perché siamo in città. Prendiamo la strada che va alla Diga di Atartuk e subito cominciano le coltivazioni di cotone e di mais che man mano ci si avvicina alla diga si intensificano soprattutto grano. Gli uomini che si vedono in giro portano tutti delle specie di  pantaloni alla zuava: molto larghi in alto e  col cavallo basso che poi si restringono alla caviglia. Arrivati a destinazione non ci lasciano passare adducendo non so quali motivazioni. Pazienza!!!! Andiamo avanti e nei pressi del paesino di Akpinar possiamo ammirare un panorama bellissimo: davanti a noi una catena montuosa, ai lati coltivazioni di grano dalle varie tonalità di giallo e in più sulla destra  una delle numerose ramificazioni del lago che si è formato in seguito alla costruzione della faraonica diga sul fiume Eufrate di un colore azzurro intenso!

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(il camper è quel puntino bianco sulla destra della foto) Dopo Adiyaman si prosegue per Khata e il paesaggio continua a essere magnifico: montagne gialle a tratti macchiate di verde e colline tutte coltivate a frumento. Il colore predominante è il giallo: infatti data la stagione i campi sono stati tutti mietuti e la terra non è stata ancora arata per la semina. Prendiamo la strada per il Nemrut Dagi che è tutta asfaltata tranne il primo pezzettino, ma presenta una notevole pendenza. Diamo un passaggio a una coppi di ragazzi polacchi che viaggiano a piedi con zaino in spalla, che accettano contentissimi. Quando arriviamo alla fine della strada parcheggiamo il camper in posizione strategica con vista sulle montagne dove il sole andrà a tramontare e ci incamminiamo a piedi per raggiungere in circa una mezz’ora la vetta a quota 2150 metri. Il Nemrut è una meta classica per chi viaggia in Turchia per il semplice motivo che il re Antioco I di Commagene scelse la cima di questa montagna per esservi sepolto. Essendo un po’ megalomane fece trascinare enormi blocchi di pietra tagliata per costruire due terrazze gemelle, una situata ad est e l’altra a  ovest, fiancheggiate da enormi statue delle sue divinità preferite fra cui Apollo, Tyche, Zeus ed Ercole, includendo anche se stesso in questa illustre compagnia. Attualmente tutte le teste delle statue giacciono per terra e sono più alte di un uomo medio! Foto foto Il panorama da quassù è veramente splendido ma dopo aver assistito a un tramonto da favola scendiamo velocemente e raggiungiamo il nostro camper. 1521.jpg Per la prima volta da quando siamo partiti accendiamo il riscaldamento e dormiamo con due sacchi a pelo!!!!

 

30 settembre (330  km)

Ci svegliamo alle 7 e subito alziamo  la tendina del camper per osservare il panorama: si vede tutta la vallata con sullo sfondo il lago di Atartuk e tutt’intorno le montagne. Dopo la Riserva di Shawmari questo è il secondo campo veramente fantastico!!!! E’ così che noi intendiamo il campeggio libero: a diretto contatto con la natura o per meglio dire immersi nella natura e in perfetta solitudine. Ovviamente non sempre ciò è possibile, ma io sapevo che in Turchia le occasioni non sarebbero mancate! Diamo un passaggio ai ragazzi polacchi che hanno dormito all’addiaccio ma per fortuna erano attrezzati e torniamo indietro fino a Kahta. Loro ci ringraziano tantissimo e ci scambiamo l’indirizzo dei rispettivi siti. Scoprirò in seguito che stavano facendo il giro del mondo: erano appena partiti e avevano preventivato di stare via dai 13 ai 16 mesi con un badget di 25000 dollari. Auguri ragazzi!!!! Da Khata prendiamo la strada per Siverek e a un certo punto dobbiamo anche traghettare;

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poi diversamente da quanto programmato invece di andare a Diyarbakir puntiamo per Elazig e subito incappiamo in un posto di blocco. I soldati ci chiedono dove siamo diretti  e poi ci lasciano proseguire. Strada bellissima con panorama meraviglioso: colline gialle punteggiate di verde e pochissime abitazioni. Poco prima di arrivare a Cermik notiamo delle rocce particolarissime di colore grigio scuro che sembrano resti di insediamenti umani. A Ergani facciamo la sosta pranzo in una specie di trattoria dove gustiamo un ottimo lhamacun e poi raggiungiamo il lago di  Hazar, molto bello circondato com’è da montagne che si riflettono nell’acqua limpida. E’ un posto turistico:  infatti da un lato della strada notiamo tanti piccoli  agglomerati di villette tutte chiuse data la stagione e anche qualche alberghetto.  Facciamo WP in un luogo proprio in riva al lago adatto per passarvi la notte, ma poi la fortuna ci assiste e troviamo aperto il Mavi Gol Hotel:  ci sistemiamo in una specie di giardino con la possibilità di allacciarsi alla corrente e finalmente dopo tanti giorni possiamo fare  anche una bella doccia . Dormiamo benissimo in quanto alla sera rinfresca, ma mai come sul Nemrut!

 

 1 ottobre  (225  km)

A Elazig Enrico cambia  e poi ci rimettiamo in marcia verso Pertek su di una strada panoramica: ai lati montagne gialle e marroni coperte di coltivazioni e in fondo alla valle un lago di un azzurro intenso. Traghettiamo di nuovo per attraversare da una sponda all’altra un ramo di questo lago che si è formato in seguito alla costruzione della diga di Keban sul fiume Eufrate, ma appena sbarchiamo ecco un altro check-point!  I militari ci fanno accomodare e mentre registrano i nostri passaporti ci offrono del te;  proseguiamo per Tunceli e ci rendiamo subito conto che l’intera zona è presidiata dall’esercito turco senza tuttavia capirne il motivo. Arrivati  nella cittadina chiediamo informazioni e riusciamo a prendere la strada che va ad Ovacik: il più straordinario percorso naturalistico che ci sia mai capitato di fare da quando siamo partiti!!!!!

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Questa strada infatti costeggia per una cinquantina di kilometri un torrente il Munzur particolarmente impetuoso e adatto al rafting e in alcuni tratti essa è a livello dell’acqua mentre in altri serpeggia ai bordi di profondo canyon scavato dal fiume  Il panorama è superbo: montagne piuttosto alte completamente ricoperte di vegetazione (chissà che colori in autunno!!!)  e poi picchi a strapiombo sulla  gola e poi ancora pareti lisce ideali per il climbing. Decidiamo di fermarci per godere di  questo spettacolo e riusciamo anche a schiacciare un pisolo cullati dal rumore dell’acqua.. Quando arriviamo ad Ovacik  chiediamo al benzinaio se è possibile raggiungere da lì Erzincan come noi speravamo, ma lui dice di no: questo significa che bisogna tornare indietro e rifare la stessa strada. Ci penseremo domani!!Per il momento quello che ci preme è trovare un bel posto per dormire: siamo su un altipiano di forma quasi circolare tutto circondato da alte cime, completamente fuori dal mondo.

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Ci avventuriamo su una pista che sale in montagna e che a un certo punto diventa anche piena di fango: chiediamo a delle contadine dove porta  e loro a cenni ci fanno capire che la strada finisce proprio lì. Ormai si sono fatte le 18 e così dopo aver messo a dura prova le capacità fuoristradistiche del nostro camperino decidiamo di tornare sui nostri passi e troviamo un bel posto in un prato riparato da alberi vicino al fiume. Quando comincia a farsi buio e tutti, animali e uomini, sono nei loro rispettivi rifugi, scende un silenzio irreale a cui non siamo più abituati e che ci entra nel cuore……………E’ inutile dire che dormiamo benissimo!!!!!

 

2 ottobre  (364  km)

Prima di lasciare Ovacik compriamo del formaggio per cui va  meritatamente famosa: si potrebbe paragonarlo al nostro caprino, un pochino più saporito ed asciutto, comunque squisito. Ripercorrendo la strada di ieri di nuovo proviamo forti emozioni nell’osservare  lo splendido panorama  davanti ai nostri occhi: la gola scavata dal fiume piuttosto stretta, le montagne incombenti e ricoperte da una folta vegetazione tra cui notiamo anche pini nani, i ponti sospesi, l’acqua limpidissima che scorre rapida . Arrivati a Tunceli si prosegue  per Erzincan e anche qui la strada è panoramica, anche qui una gola ma molto più ampia, un fiume ma molto meno impetuoso e montagne meno alte. Buchiamo, probabilmente a causa delle piste del giorno precedente, Enrico sostituisce la gomma e quando arriviamo a Erzincan il gommista ci dice che non è riparabile perché tritata perciò dobbiamo comprarne un’altra. La gomma nuova sarà disponibile non si sa quando ed allora si decide di acquistarne una usata e così ci rimettiamo in marcia con l’idea di raggiungere il Mar Nero a Trabzon, ma come spesso ci capita, imbocchiamo uno sterrato piuttosto stretto ai lati di un fiumiciattolo che collega tutta una serie di paesini completamente fuori dal mondo. Ormai si è fatto tardi e tra neanche mezz’ora scenderà il buio: non sapendo quanto manca alla nostra destinazione finale  parcheggiamo il camper ai bordi di un fiumiciattolo che costeggia la strada in modo tale da non ostacolare il passaggio, peraltro improbabile di altri veicoli. Domani è un altro giorno e si vedrà!!!

 

3 ottobre  (161  km)

Si prosegue sullo sterrato che fra l’altro è pieno di buche e ogni tanto ecco un paesino magari di 4 case fatte di sasso e con il tetto di lamiera:

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siamo lontani anni luce dalla nostra civiltà. La gente del luogo pratica la pastorizia e infatti vediamo tante mucche condotte al pascolo dai ragazzini o dalle donne che ci guardano passare senza  che sui loro volti compaia una qualsiasi emozione. Fa abbastanza freddo: siamo infatti in montagna, l’altimetro segnala un’altitudine di 1700 metri. Davanti a noi man mano che procediamo il paesaggio si fa sempre più bello, improvvisamente ci compare davanti la cima innevata di una montagna e sulla destra una profonda gola scavata dal ruscello che stiamo costeggiando fin da quando è incominciata la strada sterrata. Tutto il pendio della montagna è ricoperto da una fitta foresta di pini molto alti e il contrasto fra il bianco candido della neve e il verde scuro degli alberi è veramente notevole. Finalmente dopo un paio d’ore tocchiamo l’asfalto in direzione di Arakli sul Mar Nero ed ecco che buchiamo per la seconda volta. Meno male che è successo adesso e non quando eravamo sullo sterrato!!!!! In città facciamo riparare la gomma e prendiamo la direzione di Trabzon, quando ci arriviamo invece di proseguire sulla costa preferiamo fare una deviazione e andare a visitare il Monastero di Sumela, che si trova sulla strada per Maçka. E’ possibile visitare solo gli affreschi interni ed esterni di alcuni edifici peraltro veramente pregevoli, mentre tutto il resto del monastero, forse per ragioni di sicurezza, è off-limit. Sulla strada del ritorno, vista l’ora , decidiamo di fermarci in un campeggio anche per fare una bella doccia e cosi scegliamo il Sumela Camping. Alla sera, inutile dirlo, ci concediamo una bella cenetta al ristorante a base di antipasti vari e di balik (pesce) cucinato al burro, il tutto innaffiato da una buona bottiglia di rosso. Assolutamente da consigliare sia il campeggio (25L.T), sia il ristorante (80 L.T. di cui 35 il vino).

 

4 ottobre  (505  km)

Lasciato a malincuore il campeggio di Sumela torniamo a Trabzon e prendiamo la litoranea del Mar Nero che seguiremo per circa 1200 km. Si tratta di una superstrada, almeno nel primo tratto, a 4 corsie, percorsa anche da grossi camion che però oggi, forse perché domenica, non sono poi così numerosi. Alla nostra destra il mare che a dispetto del nome ha un bel colore azzurro, solcato da piccole imbarcazioni di pescatori e da pescherecci attrezzati per la  pesca al traino, a sinistra invece si susseguono casermoni orribili dai colori inverosimili, alcuni anche malandati. Tra gli uni e gli altri si intravvede com’era il paesaggio prima della loro costruzione: colline ricoperte da vegetazione. La costa comunque è piatta  con qualche spiaggetta di sassi o di sabbia, niente che ci inviti alla sosta. Dopo Samsun le 4 corsie diventano 2 e la strada devia verso l’interno attraversando un fiume in corrispondenza di Bafra, il quale va poi a sfociare nel Mar Nero, formando un delta paludoso. Successivamente si continua a costeggiare il mare, la strada però si restringe diventando a corsia unica ed alquanto stretta, non vediamo nessun posto adatto alla sosta notturna, poi la strada comincia a salire e si addentra in mezzo a una foresta ed ecco che all’improvviso ci appare uno scorcio bellissimo. La costa che vediamo in lontananza è a picco sul mare e forma una specie di penisoletta appuntita, mentre la strada cominci a scendere. Arrivati a Gerze, il paesino sulla punta della penisoletta, decidiamo di fermarci  e andiamo al porto. Sono ormai le 18 passate e man mano che scende l’oscurità si accendono mille luci e la gente se ne va, lasciandoci soli.

Prima di cena facciamo una scappata al faro lì vicino e guardiamo la luna piena: Enrico scatta foto!!!!!582.jpg 

 

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5 ottobre  (272  km)

Arrivati a Sinop facciamo una breve sosta  giusto per dare un’occhiata alle mura della cittadina che fra l’altro è piena di turisti  tedeschi o almeno così sembrano . La strada lascia la costa e s’inerpica all’interno attraversando una fitta boscaglia, ad Ayancik torna sulla costa ma poi la lascia nuovamente fino a Turkeli.  A Inebolu vediamo una bella spiaggia ma è troppo presto per fermarsi e quindi si prosegue sulla litoranea anche se è improprio chiamarla così perché in alcuni tratti come ad esempio tra Inebolu e Cide essa si allontana parecchio dal mare e sale e scende in continuazione offrendo scorci sulla costa che è piuttosto alta e ricoperta di vegetazione. Passando dai vari paesini abbarbicati sulla montagna si notano le tipiche case ottomane  fatte di legno e con il tetto in pietra  e anche le donne del luogo che portano in testa dei grandi foulard e indossano gonnelloni scuri a fiorellini. Verso le 17 poco prima di  Cide troviamo una bella spiaggia sassosa e ci fermiamo. Prima di andare a dormire vediamo ben due trombe d’aria che dal mare si avvicinano pericolosamente , ma fortunatamente si dissolvono prima di arrivare alla spiaggia.

 

6 ottobre  (228  km)

Si prosegue sulla costa che in questo tratto tra Cide e Amasra è molto bella  piena di insenature e a picco sul mare. Arrivati nella cittadina  la giriamo con calma  essendo molto panoramica adagiata com’è tra due promontori in una  splendida baia.

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Andiamo a mangiare al ristorante e capitiamo bene: io mi gusto un ottimo pesce azzurro alla griglia freschissimo con contorno di  patate fritte mentre Enrico a cui il pesce non piace si consola con una bella insalata mista. Verso le 14 si riparte e lasciamo senza troppi rimpianti il Mar Nero per dirigerci a  Safranbolu: la strada s’inerpica tra le montagne tutte ricoperte di alberi, alcuni già con la veste autunnale. Arrivati a destinazione giriamo il paese e ammiriamo soprattutto le case ottomane per cui va famoso, alcune ben ristrutturate foto e poi la Grande Moschea, il Bagno Turco e il Caravanserraglio che adesso ospita un hotel-ristorante. Foto Dopo aver acquistato lo zafferano ci rimettiamo in viaggio  e riusciamo a trovare da dormire vicino a Yenice, sulla sponda del fiume omonimo, ben nascosti sotto il livello della strada.

 

7 ottobre  (250  km)

Dopo Yenice al bivio prendiamo la direzione di Devrek. Il paesaggio è sempre di tipo montano con il fiume a lato della strada. Manchiamo il bivio di Mengen e così ci ritroviamo a Yeniçaga. Continuiamo sulla strada statale senza prendere l’autostrada a cui siamo alquanto allergici e arrivati a Duzce deviamo per il Mar Nero, avendo deciso di concederci un’ultima giornata al mare, prima di lasciare la Turchia e così raggiungiamo Akçakoca e riusciamo anche a trovare un campeggio gestito da un simpatico signore turco che parla un po’ di tedesco. Infatti ha chiamato il suo campeggio Hamburg Camping forse anche perché ci sono tanti tedeschi che frequentano questa località. Si tratta di un bel prato con tanti alberi da frutto e cespugli di nocciole, molto rilassante anche perché siamo gli unici clienti. Il gestore ci viene a trovare e ci offre delle buonissime castagne e anche mele rosse appena colte . Devil fa conoscenza con la cagnolina del cuoco del ristorante che si trova proprio di fronte al campeggio. E’ amore a prima vista!!!

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 La sera mangiamo al ristorante:  caro per via del mio balik e del vino!!!!

 

 8 ottobre  (510  km)

Questa mattina si parte tardi. Prendiamo la litoranea fino a Karasu. In giro si vedono contadini che coltivano la terra (si notano estese coltivazioni soprattutto di una specie di cavolo dalle foglie molto verdi e coriacee) e tante, tante mucche. Si prosegue per Adapazari e si entra in autostrada fino a Istanbul. L’attraversamento della città richiede un paio di ore e questa volta facciamo il ponte interno: come sempre non ci si stanca mai di ammirare il panorama del bosforo. Finalmente verso le 16 imbocchiamo la superstrada litoranea che va a Tekirdag sul Mar di Marmara e vediamo anche un paio di campeggi che però non ci entusiasmano, pertanto decidiamo di proseguire e imbocchiamo una strada sterrata in direzione di  Sarkoy che prima sale in montagna e poi scende al mare diventando asfaltata.  A Murefte troviamo da dormire al porto ma ci sono troppi cani in giro e così andiamo avanti  fino a  Sarkoy  dove finalmente , è ormai sera inoltrata , parcheggiamo il camper su di una spiaggia sassosa.

 

9 ottobre  (594  km)

Da Sarkoy a Kesan e poi in frontiera. Ci sono voluti più o meno trenta minuti per passarla: procedure velocissime e si guadagna anche un’ora!!! Alle 10,30 imbocchiamo l’autostrada greca  A2 detta anche Egnatia Odos e usciamo a Thessaloniki perchè vogliamo andare in Calcidica. Quando arriviamo alla prima penisola che si chiama Kassandra cominciamo a cercare un campeggio, ma niente: sono tutti chiusi data la stagione. Facciamo il giro della penisola che ha la forma di un dito, prima la costa est,  la più bella con tante piccole spiaggie e tanti grossi alberghi, quelli sì aperti e pieni di turisti tedeschi e  poi la costa ovest . A Neo Skioni, visto che ormai sono le 17 e non volendo fare il replay del giorno precedente, ci fermiamo al molo. Il paese è carino e l’acqua del mare è  veramente pulita: infatti la Calcidica è molto frequentata dai Greci  d’estate proprio per questo motivo!

 

10 ottobre  (446  km)

Completiamo l’anello della penisola e poi rifacciamo la stessa strada di ieri fino a Thessaloniki, quindi autostrada per Atene (la E75) e poi Egnatia Odos fino ad  Igoumenitsa. Arriviamo al porto con largo anticipo e subito Enrico  va ad informarsi se è possibile  anticipare la data di partenza e magari….  riuscire a partire questa sera stessa. E così è. Io mi sento tristissima come sempre quando è il momento di tornare a casa, ma so che poi mi passerà,  pensando a un prossimo viaggio. La nave parte in ritardo, appena saliti a bordo ce ne andiamo a dormire.

 

11 ottobre (535  km)

Navigazione tranquilla con mare leggermente mosso.  Arrivo a casa ore 19 circa. Al prossimo viaggio, si spera!!!!!!!!

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Foto Questa foto per non scordare colori e luoghi

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