Transafrica

 

  Anna …. che prendeva i coccodrilli per la coda ….

2013:  Marocco, Mauritania, Senegal, Guinea, Mali, Burkina Faso, Benin, Niger, Cameroun, Congo, Angola, Namibia – vedi foto del 2013

2014: Sud Africa, Lesotho –  vedi foto del 2014

2015: Zambia, Zimbabwe, Mozambico, Tanzania – vedi foto del 2015

2016: Kenia, Ruanda, Uganda – vedi foto del 2016

In precedenti viaggi: Etiopia, Eritrea, Sudan, Egitto, Libia – le foto le potete vedere nella sezione “viaggi” nei singoli paese

 

 Transafrica 1b

 

Across 2

 

Pubblico il diario scritto da Anna nel corso della prima tappa fatta nel 2013 ed alla prefazione della cara amica Marialuisa.

Non ho scritto diari delle tappe successive, fatte grazie all’insistenza, alla pazienza dell’amico Eros

Carissimi amici di sable , sono Marialuisa ho conosciuto Anna alle elementari e Enrico negli anni belli della giovinezza quando tutto è magico , quando Anna è uscita dal tempo mi spiaceva che non restasse traccia del loro viaggio in Africa preparato con tanta cura e documentato fino all’ultimo respiro da Anna con molta precisione come al solito. Poi mi sono resa conto che le mie esperienze africane si limitavano all’Egitto e in particolare al mare dove siamo andati per la prima volta quando non era ancora rovinato (a Hurgada c’era solo un albergo). Quindi lascio le emozioni che avrà provato Anna alle fotografie che penso stupende come al solito di Enrico (Henry) e agli altri resoconti già pubblicati sul sito scritti da Anna. Io mi sono limitata a correggere qualche errore del PC e a fare questa introduzione . Che dire di altro? Che l’entusiasmo di Anna era molto forte per la natura, per il mare (anche se aveva freddo non voleva mai uscire dall’acqua ), per l’arte, il teatro e che si documentava tantissimo sui posti dove voleva andare. Anna aveva un’ottima memoria e una pietas immensa, non l’ho mai sentita dire qualche cosa di malevole o un pettegolezzo.

CARISSIMA AMICA CI MANCHERAI TANTO

 

Diario Trans Africa 2013

23 febbraio 2013

Partenza per Genova ore 11

Ore 16 imbarco veloce (nave quasi vuota) partenza ore 18 (mare mosso)

24 febbraio

0re 13 arrivo a Barcellona (mare mosso)

25 febbraio

Ore 17 arrivo a Tangeri (mare calmo)

Ore18 sbarco

Ore 19 Uscita dogana marocchina (temperatura -1 grado)

Fatto assicurazione (480 DHR)

Cambio 500 $ (4128 DHR)

Campeggio Camp Spartel 65 Km da Tangeri (notte moto fredda)

26 febbraio

Ore 8 partenza (rifornimento gasolio (520 DHR 832 al litro)

Imbocco autostrada per Rabat e Casablanca (rifornimento gasolio (560 DHR 66 litri)

0re 17 usciamo dall’autostrada a Chichaoua

Ore 18 campeggio a Ounara nei pressi di Essaouira “camping des oliviers”

27 febbraio

Ore 8 partenza, sosta in paese per un’abbondante colazione, ore 9 si riparte.

Prendiamo la direzione di Agadir, il paesaggio è caratterizzato da colline più o meno brulle cosparse di alberi di argan.

Nella zona ci sono tantissime cooperative femminili che producono e vendono i prodotti derivati dall’argan: essenze, profumi, olii, ecc.

 

 

 

 

 

Tempo nuvoloso, a tratti piovvigina. Arriviamo ad Agadir verso le ore 12,30 dopo aver visto delle bellissime spiagge e molte persone che praticano il surf. Agadir è una città molto turistica con grossi alberghi e piena di turisti francesi.

Prendiamo la direzione di tiznit –bovizauane – gelmin – tan tan. Il paesaggio comincia a farsi brullo, temperatura gradevole (18/22 gradi) Arrivo allo Hsar Tafnidiit di Tan Tan verso le 18. (cena, colazione, camping 55 euro)

28 febbraio

Ore 9 partenza (cambio 200 euro =2174 DHR nello Ksar)

Alle 15,30 a circa 40 Km prima di Laayoune ci fermiamo al campeggio “Le Bedduin” ottima cena ed una spesa complessiva di 500DHR (Km283)

1 marzo

Ore 8,30 partenza, lungo la strada vari controlli di polizia e consegna delle fiches (rifornimento 530 DHR pari a 86 litri, 6,20 litro)

Alle ore 16 circa arriviamo a Dakhla, incontriamo Michele e Anita che con i loro camper stanno rientrando in Italia.

Ore 16,30, dopo un troppo breve saluto agli amici si riparte ed alle 18,30 sosta campeggio nei pressi di una duna di sabbia tra Dakla e confine Mauritano (Km644)

2 marzo

Ore 8 partenza, continuano i controlli della polizia.

Ultimo rifornimento in Marocco a Bir Ganduz.(390 DHR, 62 litri)

Alle ore 10,45 arriviamo alla dogana Marocchina, dopo le solite formalità, alle ore 11,45 usciamo.

Cambiamo 100 euro, 380 guya, dopo 3 km di pessima strada di nessuno alle ore 12 arriviamo in dogana Mauritana.

Alle 13,30 usciamo dalla dogana, stipuliamo l’assicurazione con validità 10 giorni ed alle 14 finalmente si riparte, destinazione Banc D’Argouin.

Alle 17 imbocchiamo la pista, fa caldo, 30 gradi, imbocchiamo una pista parallela che però non porta al mare.

Alle 20 facciamo campo, vedendo il mare in lontananza, siamo a 30 Km da Iwik (Km446)

3 marzo

Ripercorriamo le tracce del giorno precedente sino ad incrociare la pista per Iwik, arriviamo verso le 9,30 al campeggio , il gestore, riconoscendoci essendoci già stati in anni precedenti, ci accoglie calorosamente, ci offre del the e racconti passati, presenti e futuri.

Dopo pranzo, si fa per dire, alle 14 facciamo un giro in macchina per visitare le baie, vediamo numerosi uccelli, soprattutto flamingo, cormorani e pellicani.

 

 

 

 

 

Alle 16 siamo di ritorno al campeggio, tira un fresco venticello che mitica la calura, notte ventosa. (campeggio 2400 guya, Km 30)

 

4 marzo

Ore 9 partenza, arriviamo sull’asfalto alle 20,30, nel trasferimento verso Nouachott incontriamo tende bianche e casette di legno in un paesaggio desertico fatto di dune e cespuglietti.

Diversi controlli di polizia lungo la strada. Alle 14 circa arriviamo al nostro albergo a Nouachott dove già avevamo sostato in viaggi precedenti, ma è chiuso da più di un anno. Andiamo all’albergo dei francesi Hotel El Amane che con il passare degli anni è sempre più malandato. (pranzo, cena, colazione, camera 127 euro)

5 marzo

Cambio in albergo 350 euro e facciamo carburante, alle 9 si riparte. Mentre stiamo uscendo dalla città abbiamo un problema al cambio, le marce dispari faticano ad entrare, si decide di andare alla Toyota,lasciamo la macchina per un controllo e torniamo in albego.

Alle 15 torniamo in Toyota e diamo autorizzazione ad effettuare una diagnosi approfondita, per il capo meccanico il problema potrebbe essere la frizione o il cambio e pertanto necessita smontarli. Si torna in albergo ed andiamo a fare i turisti per la città, cena in albergo.

6 marzo

Alle 8,30 si ritorna in Toyota ed alle 12,30 ci viene comunicato la rottura del cambio che dovrà essere sostituito, preventivo di 5000 euro per la sostituzione del cambi e frizione, diamo l’autorizzazione ai lavori e torniamo in albergo dove ci dicono che conoscono un meccanico meno oneroso, contattiamo telefonicamente la Toyota per bloccare i lavori ma quando arriviamo troviamo la macchina sul ponte con il cambio già smontato. Ci dicono che la macchina sarà pronta la mattina del giorno successivo e riconsegna dopo il pagamento dei lavori.

Contattiamo a mezzo skype la banca in Italia per far fare il bonifico e torniamo in albergo, il meccanico di fiducia dell’albergo ci fa sapere che è interessato al ritiro del cambio rotto.

 

 

 

Cena in albergo

7 marzo

Dopo colazione chiamiamo la banca in Italia per avere conferma del pagamento, tutto Ok ed il meccanico ci conferma l‘interesse al ritiro del cambio rotto dopo averlo visionato.

Dall’officina Italiana, dove abbiamo acquistato la macchina, ci fanno sapere che per rimborsare il costo del cambio, che è in garanzia, devono ispezionare il cambio e le foto inviate non sono sufficienti.

Alle 9 andiamo in Toyota per ritirare la macchina ma la macchina non è ancora pronta ed inoltre il bonifico non risulta arrivato. Alle 13,30 ancora in Toyota ed finalmente alle 15,30 la macchina ci viene consegnata sulla fiducia pur non avendo ancora ricevuto il bonifico.

Siamo riusciti a sbloccare la situazione parlando con il responsabile della Toyota in Mauritania, ha capito la nostra buona fede e lasciando copia dei documenti e recapito telefonico, indirizzo e-mail, alle 16,30, dopo aver regalato il cambio rotto al meccanico di fiducia dell’albergo finalmente si riparte.

Imbocchiamo la strada verso Rosso ed alle 16,30 prendiamo la pista per Diana, confine meno frequentato fra Mauritania e Senegal. Lungo la strada che dalla capitale porta al confine numerosi posti di controllo.

Facciamo campo in un boschetto di acacie verso le 19 lungo la pista per Diana.

8 Marzo

Alle 8.30 proseguiamo sulla pista per Diana ed entriamo nel parco nazionale Diawling, (ingresso parco 4000 uguya) incontriamo mandrie di mucche, facoceri e tanti uccelli: pellicani, trampolieri ed altri che non conosciamo. Arriviamo in dogana Mauritana alle 10.15 e si comincia l’iter: 1° ufficio gendarmeria, 2° ufficio dogana dove paghiamo 10 euro, 3° ufficio polizia dove paghiamo atri 10 euro ed infine tassa comunale 5500 uguya, alle 12 usciamo dalla dogana. Passaggio sul ponte del fiume Senegal che fa da confine, costo del passaggio 10 euro.

Dopo i normali controlli doganali, l’apertura del carnet ed il pagamento di 10 euro nell’ufficio della polizia, stipuliamo l’assicurazione che costa 80 euro per tre mesi ed è valida anche negli altri paesi che andremo ad attraversare, alle 13 usciamo definitivamente dalla frontiera ed imbocchiamo la strada per St Luis dove il fiume Senegal sbocca nell’oceano atlantico formando un grande delta, si prosegue su asfalto verso Dakar.

Il Senegal è completamente diverso dalla Mauritania, molto più ricco, risulta evidente dalle case, dallo stato delle strade, dalla popolazione e dagli abbigliamenti che indossano; gli uomini vestono all’occidentale e le donne indossano costumi sgargianti, ci sono anche mussulmani ed apparentemente le due principali religioni, cristiana e mussulmana, coesistono pacificamente. Unica nota stonata sono la presenza di numerose discariche a cielo aperto, soprattutto quella enorme di St Luis.

Dopo la cittadina di Fiuavane ai bordi della strada vediamo tantissimi baobad, alcuni giganteschi. Poco dopo Thies deviamo dalla strada asfaltata ed imbocchiamo la pista per kayr per poi riprendere la strada asfaltata verso Rufisque per poi deviare ancora sulla pista per il Lago Rosa. Alle 18, 30 arriviamo all’hotel/camping Le Cacao su lago Rosa. Doccia calda in camera e cena in albergo.

9 marzo

Dopo colazione facciamo un giro attorno al Lago Rosa che effettivamente ha assunto una colorazione rosa data l’ora: sono circa le 11. La riva che percorriamo è piena di cumuli di sale e ci sono tantissimi operai muniti di vanga che riempiono sacchi bianchi.

 

 

Cena in hotel, si mangia molto bene, inoltre in questo hotel/camping siamo riusciti a procurarci la corrente per il frigo ed a rabboccare il serbatoio dell’acqua, è una struttura molto accogliente.

10 – 11 marzo

Sveglia alle 6.45 perché dobbiamo andare a Dakar all’ambasciata de Camerron per chiedere il visto. Abbiamo noleggiato un taxi fuoristrada per tutto il giorno. Partiamo alle 7.30 ed arriviamo sul posto alle 10.30, ci dicono che per ottenere il visto occorrono:

1 libretto di circolazione – 2 passaporto – 3 febbre gialla – 4 assicurazione auto Senegalese – 5 due foto tessera, andiamo a fare le fotocopie e poi torniamo in ambasciata, compiliamo il modulo e consegniamo il tutto. Il visto sarà pronto per le ore 17 al costo di 83 euro cadauno.

Andiamo al supermercato per un po’ di spesa, c’è di tutto come in Italia, alle casse c’è un addetto che ti riempie i sacchetti e li parta sino all’auto, è un’usanza che vale per tutti, come anche il controllo della merce prima dell’uscita. Fatta la spesa, andiamo a visitare Les Almadies, un quartiere elegante di Dakar ed arriviamo sino al “Pointe” il punto più occidentale dell’Africa.

Dopo aver fatto un giro fra le bancarelle pranziamo in un bel ristorante al fresco sotto gli alberi. Torniamo in Ambasciata verso le 15 e i visti sono pronti.

Si torna in Hotel alle 17.30 circa, paghiamo il conto: euro 140 per pranzi, cene, colazioni, vino e birra, doccie, elettricità, parcheggio camping e quant’altro, più euro 23 noleggio taxi per l’intera giornata.

12 marzo

Partenza alle 9.30. Ritorniamo a Thies e poi prendiamo la n3 direzione Diourbel. Paesaggio monotono caratterizzato da una rada boscaglia. Verso le 13.30 arriviamo a Kaolak. In questa regione dell’interno scarseggiano i generi alimentari, le bancarelle hanno solo frutta piuttosto malandata, riusciamo a trovare delle banane non troppo mature, al supermercato di Dakar non avevamo fatto spesa di frutta e verdura perché convinti, come d’abitudine in africa, che l’avremmo trovata più fresca e buona strada facendo.

Dopo Dakar la strada n 3 diventa n 1, il paesaggio è sempre uguale, temperatura 43/44 gradi. Ogni tanto ai bordi della strada si notano dei villaggetti fatti di capanne in cemento con il tetto in paglia che sono presumibilmente abitate dall’etnia dei Fula (Peul), pastori nomadi della regione.

Sotto gli alberi vediamo mandrie di vacche bianche dalle lunghe corna. Alle 18 circa, dopo aver superato Tambaconda, facciamo campo in un boschetto ai lati della strada che va verso la Guinea. Caldo soffocante.

13 marzo

Partenza alle 8.15, si prosegue su strada asfaltata a Goulombo attraversiamo il fiume Gambia, paesaggio sempre uguale: boscaglia con baobab e altri alberi. A Manda proseguiamo diritti verso Medina Gounas, lasciamo alla destra il bivio per Kouda. Alle 10 arriviamo alla frontiera Senegalese di Kali Fourou.

1° sosta alla gendarmeria nazionale, 2° sosta alla dogana,dove chiudiamo anche il carnet, 3° sosta alla polizia e dopo un quarto d’ora attraversiamo il confine, un fulmine considerato il posto.

Costeggiamo il parco nazionale Niakolo Koba e dopo 3 km arriviamo alla frontiera Guineana di Bhoundou Fouroo, sono le 10.45, alle 11.10 si riparte, formalità e controlli molto veloci. A Sambailo altra dogana dove apriamo il Carnet di entrata, anche qui 3 uffici. Alle 12.10 lasciamo definitivamente la frontiera Guineana.

La strada asfaltata finisce a Boumeoul e diventa una polverosa pista rossa in mezzo alla boscaglia più o meno fitta.

Alle 16,30 arriviamo ad una chiatta che trasporta il nostro mezzo sull’altra riva del fiume in una decina di minuti, l’alternativa sarebbe stata guadare il fiume con la macchina, ma non conoscendo il fondale abbiamo optato per la chiatta per una spesa di 14 euro (17500 CFA)

La pista percorre un altipiano circondato da montagne ricoperte di boscaglia, alberi di mango, palme di cocco ed altri alberi pieni di foglie.

Arriviamo a Labè alle 20 circa dopo aver percorso l’ultimo tratto della pista al buio con motociclette a fari spenti, pedoni ai lati della pista e fari accecanti in senso opposto.

Prendiamo una stanza all’Hotel Tata, piuttosto mediocre e si mangia anche male. La proprietaria in compenso parla molto bene l’italiano avendo lavorato nel nostro paese, internet non funziona.

14 marzo

In albergo cambiamo 250 euro pari a 2250 FG, 1 euro 9000 FG

Partiamo verso le nove e facciamo subito rifornimento a Vabè (9500 FG)

Percorriamo la strada asfaltata che porta a Mamou. Il paesaggio è moto bello , l’altipiano è tutto ricoperto da una folta boscaglia verdeggiante, si notano alberi fioriti con fiori a grappolo.

Nell’ultimo tratto l’asfalto è molto deteriorato, poco prima di Mamou imbocchiamo sulla sinistra la strada asfaltata che va verso Dabola e le piatte savane dell’alta Guinea. Pian piano si comincia a scendere dall’altopiano e la temperatura sale (alle 14,30 gradi 37) la strada è sempre più deteriorata con grosse buche, dopo Dabola le buche sembrano piccoli crateri larghe 50/70 cm e molto profonde. Sono circa le 17 e la temperatura è di 21 gradi.

Alle18 circa facciamo campo in una radura con qualche albero con vista di un fiumiciattolo Banlè prima di Kouroussa, vicino al villaggio di Kouroukoro infestato dagli insetti, per fortuna niente zanzare.

15 marzo

Partenza alle 8,15, si prosegue sulla strada per Kouroussa ad una velocità di 20 Km ora per via dell’asfalto molto deteriorato. Il paesaggio è quello solito, una fitta boscaglia, ogni tanto qualche villaggetto fatti di capanne in cemento con il tetto di paglia. Alle 11 arriviamo a Kouroussa. Subito dopo attraversiamo il ponte sul fiume Niger ,

 

 

 

 

 

 

finalmente l’asfalto tra Kouroussa e kankan è ottimo. Ad un posto di blocco prima della città regaliamo un paio di occhiali da sole ad un gendarme, felicissimo del regalo.

Alle 13,30 ci fermiamo al Centro Regionale Des Douanes per far timbrare il carnet in uscita, niente da fare, bisogna andare a Mandiana oppure a Niantanina. Imbocchiamo la pista per Mandiana abbastanza buona con qualche buca ed un po’ di toule. Ci sono molti motociclisti locali che la percorrono, qualche camion e biciclette.

Alle 16,45 arriviamo alla dogana di Maldiana, anche qui non timbrano, bisogna andare a Niantanina.

Ripartiamo ed alle 17 arriviamo al Bac ma non funziona per il livello del fiume Ouyan troppo basso. Per attraversalo legano delle tavole fra due imbarcazioni, una bella esperienza,

 

 

 

 

 

alle 18 arriviamo sull’altra sponda del fiume. Poco dopo facciamo campo in una radura, notte agitata per le formiche in tenda.

16 marzo

Partenza alle 8, continuiamo sulla pista che porta al confine con il Mali, anche questo percorso è alquanto dissestato. Alle 10 arriviamo a Niantanina, 1° sosta in gendarmeria, 2° sosta alla dogana per far timbrate il Carnet in uscita. Alle 11 si riparte ed arriviamo al confine, non c’è nessuno, la pista è attraversata da un filo teso che con un po’ di apprensione rimoviamo. La pista si restringe ed è molto accidentata, a mezzogiorno arriviamo a Badongo, primo paese in terra Maliana, si prosegue perché gli uffici doganali sono deserti. Inizia un pistone in terra rossa che porta a Yanfolila,

 

 

 

 

 

 

 

qui c’è sia la dogana che la gendarmeria dove facciamo il Passe-avant con validità di un mese (23 euro 15000 CFEA), poi a Boungoni alla polizia che convalida con un timbro il passe-avant .

Comincia l’asfalto che da Boungoni arriva a Sikasso, arriviamo i città alle 17,30 e ci mettiamo alla ricerca di un albergo, la polizia ci ferma per una infrazione, inversione a U sulla strada, dopo aver spiegato le motivazioni ci accompagnano all’Hotel Le Wassoulou, non c’è acqua, non c’è corrente ed è molto sporco. Decidiamo di allontanarci un po’ dalla città per fare campo, ci fermiamo nei pressi di un campo coltivato e chiediamo ai contadini se possiamo sostare per la notte, ben felici di ospitarci sul loro terreno.

Ci prepariamo per la cena: apriamo la tenda, facciamo toilette, accendiamo il fornello, poi arriva un tizio in bicicletta, dice di essere un gendarme e per motivi di sicurezza non possiamo passare la notte in quel luogo. Protestiamo in quanto nessuno nei vari controlli ci ha informato del divieto. Poco dopo arrivano dei militari, ci sequestrano i passaporti e il passe-avant e ci scortano al quartier generale. Il comandante ci spiega che per motivi di sicurezza dobbiamo andare in albergo, spieghiamo perché non lo abbiamo fatto ad alla fine ci scortano all’hotel Du Centenari, novissimo e riservato alle autorità, cena in hotel. Costo del pernottamento 70 euro (51500 CFA)

17 marzo

Lavaggio macchina in hotel, rifornimento acqua e partenza alle ore 9.

Arriviamo alla frontiera del mali a Heremakono alle 10 e dopo un quanto d’ora siamo fuori. Subito dopo c’è la frontiera del Burkina di Koloko. 1° ufficio polizia per visto sul passaporto, 2° ufficio dogana per fare passe-avant e pagamento 500 CFA, 3° ufficio gendarmeria per registrazione veicolo. Alle 11 lasciamo la frontiera e prendiamo la strada asfaltata che porta a Bobo Doulasse passando per Orodara, pedaggio 1200 CFA. Arriviamo in città alle 13,30.

Dopo aver attraversato la periferia prendiamo la direzione di Ouaga. Strada asfaltata e monotona: savana, cespugli e qualche albero. A Sabou verso le 18 ci fermiamo in un campement touristic nei pressi di una pozza sacra di coccodrilli, una guida ci accompagna al laghetto per vedere da vicino i coccodrilli che non sembrano affatto bellicosi, ne tiro uno per la coda!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18 marzo

Partenza alle 8, colazione al campement pessima, alle 9 entriamo in Ouada e dopo varie ricerche alle 10 arriviamo all’indirizzo dell’ambasciata della Nigeria. L’ambasciata si è trasferita in un nuovo quartiere chiamato Ouaga 2000 a sud della città di fronte al palazzo delle conferenze, ci arriviamo alle 11 ma ci dicono che dobbiamo tornare nel pomeriggio per consegnare i documenti per il visto. Ci dirigiamo verso il centro e cerchiamo la cattedrale cattolica dove ci sono degli alloggi per i visitatori. Prendiamo una camera con due letti, ventilatore e aria condizionata e doccia fredda, la corrente viene erogata a fasi alterne.

Alle 14 siamo di nuovo all’ambasciata della Nigeria per ritirare e compilare i moduli di richiesta visto, li potremo consegnare il giorno successivo. Ci fermiamo in città per fare un po’ di spesa: acqua, birre, succhi di frutta e poi torniamo alla missione verso le ore 17, fa’ molto caldo, cena in missione, pessima!

19 marzo

Colazione ore 7, come la cena della sera precedente, facciamo un giretto per visitare la missione ed entriamo anche nella spoglia cattedrale, dietro c’è la residenza del vescovo e i giardini. Alle 10 torniamo in ambasciata, il console ci intrattiene nel suo ufficio, in modo cortese ci fa un sacco di domande, alle 12 usciamo senza aver combinato nulla. Dobbiamo tornare domani mattina per ritirare i visti.

Anche oggi il caldo è terrificante, mi dedico alle piccole riparazioni, sistemazione dell’antetta VHF, rondella mancante sul parafango posteriore, sistemazione specchietto retrovisore destro e, considerato il caldo e la lunga sosta forzata, l’acquisto di 20 metri di cavo elettrico per alimentare il frigo con la corrente domestica (quando c’è)

Visto l’esperienza della sera precedenti, andiamo a cena al ristorante Verpoy con un taxi.

20 marzo

Arriviamo in ambasciata alle 10, alle 11,30 arriva l’incaricato ai visti e ci chiede 83.00 CFA a testa per il visto.

Alle 12 ci avvisano che manca l’elettricità e pertanto non si possono registrare i visti. Poco dopo l’impiegato ci consegna i visti che ha registrato a mano ed alle 12,30 lasciamo l’ambasciata ed andiamo in banca a ritirare i soldi che ci hanno bonificato dall’Italia, 164.000 CFA pari a 250 euro; tutte le banche Hanno il collegamento con la Western Union. Sulla via del ritorno facciamo rifornimento e paghiamo la stanza alla missione, finalmente partiamo destinazione Benin.

Sono le 14,30, prendiamo la direzione per Fada Gourma su strada asfaltata con pagamento del tiket.

Paesaggio monotono, savana alberata, a tratti piuttosto rada, stiamo andando verso il Niger, alle 17,30 facciamo campo in mezzo alla savana alberata tra Koupela e Fada Gourma a circa 60 Km da Fada

21 marzo

Partenza alle 7,40 ed alle 8,30 arriviamo a Fada, strada asfaltata con buche rappecciate e paesaggio sempre monotono. Facciamo rifornimento e prendiamo la strada che porta al confine con il Benin, paesaggio sempre uguale con un po’ più di alberi.

A Pama facciamo una digressione per andare a visitare un lago formatosi da un barrage del fiume, bel sito per fare campo ma per noi è ancora troppo presto.

Arriviamo alla dogana del Burkina, consegnamo il Passe-avant, poi controllo alla polizia per timbro sul passaporto e registrazione del veicolo. Alle 11,30 lasciamo il Burkina. A mezzogiorno arriviamo a Paga, frontiera del Benin.

1° polizia, compilazione modulo e timbro sul passaporto, 2° dogana, controllo e registrazione della vettura, paghiamo 6000 CFA, non ci timbrano il carnet e non ci rilasciano il Passe-avant. Alle 12,30 entriamo in Benin.

Arrivati a Tanquieta incomincia la salita per attraversare la catena montuosa dell’Atakora, alle 14 siamo all’ hotel Tata Somba di Natitingou, nel pomeriggio acquazzone tropicale, cena in hotel.

22 marzo

Partenza alle 8,30, ci fermiamo da un meccanico per fare il cambio dell’olio motore e filtri (80.000 CFA, circa 100 euro) facciamo il pieno di carburante ed alle 9,40 si riparte con destinazione Nigeria,

 

 

 

 

 

strada asfaltata in ottime condizioni, si raggiunge Djougou a sud, poi si punta a Est, molti alberi e coltivazioni, la temperatura è più fresca, 35° gradi a mezzogiorno. Attraversiamo una foresta fra Donga e Sonouman. A Ndali non ci sono pompe di gasolio e facciamo rifornimento da fusti di 25 litri che vendono sul ciglio della strada a 7 CFA al litro. La strada raggiunge Nikki sempre su ottimo asfalto.

Alla 14 circa ci fermiamo alla dogana e successivamente a Tchi Kandu alla polizia del Benin per i soliti iter di passaggio. Subito dopo ecco la frontiera Nigeriana a Chikandia. 1° polizia, compilazione modulo e timbro sul passaporto. 2° ufficio sanitario dove controllano il libretto delle vaccinazioni. 3° dogana, controllo vettura e timbro sul Carnet. Alle 15,30 lasciamo la frontiera Nigeriana. Ci dirigiamo verso Ilorin. A Okuta siamo fermati diverse volte per controllo documenti dalle varie forze dell’ordine: polizia, gendarmeria, polizia segreta, doganieri, ecc. ed infine dalla polizia stradale che ci vuole multare perché non abbiamo le cinture allacciate, dopo una lunga discussione (nessun locale allaccia le cinture) ci lasciano andare.

Poco dopo ci addentrandoci in una fitta boscaglia per fare campo lontano da occhi indiscreti vicino a un capanno semidiroccato.

Considerazioni sulla Nigeria:

Strade in stato pessimo, quelle asfaltate sono deteriorate con profonde buche che costringono ad un’andatura di 30/40 Km ora.

Continui controlli: Gendarmeria, passaporti e controllo interno vettura. Polizia, ossessione per le cinture di sicurezza, controllo presenza dell’estintore, triangoli , luci, ecc. Da notare che i locali circolano con macchine fatiscenti a folle velocità, senza cinture allacciate e senza tutte quelle dotazioni che ci vengono richieste.

Quantità mostruosa di tabelloni pubblicitari che reclamizzano chiese cristiane, apostoliche, battista, ecc. e predicatori vari.

Popolazione non bella, sia uomini che donne e nel complesso poco cordiale.

23 marzo

Partenza alle 8, fa’ frescolino.

Continuiamo sulla strada asfaltata, a volte con delle buche, per Ilorin, paesaggio sempre uguale, fitta boscaglia e coltivazioni. Nei vari villaggi che attraversiamo vediamo la presenza di distributori di carburante, sempre vuoti ed alcuni in disuso.

Alle 10 arriviamo a Saki, controllo dei militari e consegna delle fiche. Cittadina abbastanza grande che attraversiamo da Nord a Sud sulla strada principale asfaltata ma molto deteriorata, molti edifici in cemento.

Imbocchiamo la strada per Igboho ed attraversiamo il parco nazionale Old Oyo per poi deviare verso Igbeti.

Alle 13 arriviamo a Ilorin e ci troviamo imbottigliati nel traffico del mercato posto attorno alla grandiosa mosche con cupola d’oro e svariati ingressi, avremmo voluto visitarla ma impossibilitati a parcheggiare per il grande caos.

Chiediamo indicazioni per imboccare la strada che porta a Kabba, diamo un passaggio a un signore che ci indica la strada, finalmente alle 14 riusciamo ad uscire dalla caotica città.

A Omu-Aran facciamo sosta allo sportello della Western Union ma è chiuso, piccola spesa al solito mercato.

La strada che va verso Ekebe è piena di buche, si guida a zigzag per evitarle, numerosi controlli da parte della gendarmeria.

Paesaggio sempre uguale, foresta, a tratti piove, temperatura in ribasso, 24/27 gradi.

Alle 17,30 arriviamo a Isanlu-Kakatu, parcheggiamo nel giardino dell’ hotel Romka Holidey In, visto le stanze decidiamo di dormire in macchina ed usufruire della stanza per la sola doccia. Cena al ristorante dell’hotel, notte fresca e ventilata.

24 marzo

Partenza alle 8 dopo aver fatto rifornimento d’acqua, subito dopo veniamo fermati dalla polizia stradale e romanzina per non aver allacciato le cinture.

Alle 10 arriviamo a Kabba che riusciamo ad evitare , successivamente elle 11 ci si para davanti un immenso cementificio nei pressi della cittadine di Obanaja, poi arriviamo a Lokoja dove costeggiamo il fiume Niger per un breve tratto. Puntiamo verso Sud e attraversiamo il fiume Nigen a Itobè, poi su strada asfaltata senza buche raggiungiamo Ayawgba e proseguiamo fino a Ankpa, ricominciano le buche. A Bojouega deviamo per Aliande poi a Sud verso Ogoja.

Alle 18,30 facciamo campo in un bosco sulla strada per Ogoja, ci raggiungono alcuni locali (forse gendarmi o altro) per accertarsi sulla nostra identità.

25 marzo

Partenza alle 8. Si prosegue sulla strada asfaltata per Ogoja, ogni tanto villaggetti di etnia Igbo, 3 – 4 capanne con tetti di paglia, estese coltivazioni di alberi da frutto.

 

 

 

 

 

L’asfalto finisce ed inizia una pista in terra rossa malconcia, attraversiamo un ponte traballante e dopo 11 Km ricomincia l’asfalto.

Arriviamo a Okoja verso le 10, sosta in una banca, cambiamo 200 $ pari a 30.000 N, facciamo rifornimento di gasolio e ripartiamo. Verso le 12 dopo il villaggio di Gakem imbocchiamo la pista per Obudu, strada asfaltata con le solite buche. All’orizzonte le prime montagne che segnano il confine con il Camerum.

Da Obuaou, verso sud, entriamo nel Cross River National Park, vegetazione lussureggiante ed alle 14 arriviamo a Boki per poi imboccare la pista che porta all’Afi Driu Ranch lunga 14 Km in piena foresta.

Alle 15 arriviamo al Ranch, campeggio spartano ma pulito con acqua, luce e doccia.

26 marzo

Alle 8,30 visitiamo il Ranch accompagnati da una guida.

 

 

 

 

 

E’ un centro di soccorso per primati con la presenza di un giovane veterinario, vediamo un gufo in gabbia, molto curioso e buffo, sarà rimesso in liberta dopo le cure per una caduta da un albero,

poi in mandrillo ammalato di polmonite, curato con iniezioni nella clinica veterinaria.

 

 

 

 

 

 

 

 

Visitiamo vasti recinti delimitati da fili con corrente elettrica, mandrilli e scimpanzé.

 

 

 

 

Alle 10, dopo aver pagato il campeggio e lasciato un aiuto in denaro, ripercorriamo i 14 Km di pista per poi continuare su asfalto fin a Ikom .

Alle 12 siamo a Mfum, frontiera Nigeriana, dopo il solito iter si attraversa il Cross River e si arriva a Okok alla frontiera del Cameroun, fatte le formalità doganali alle 13 lasciamo la frontiera ed imbocchiamo la pista per Mamfè. I cinesi stanno costruendo una specie di superstrada che collegherà Enogo, in Nigeria, con Mamfè e poi Bamenda. Per il momento si percorre la vecchia pista.

Alle 16 siamo a Manfè, l’unico alloggio disponibile è al Data Club Guest House, senza acqua, senza corrente, senza aria condizionata, notte schifosa!

27 marzo

Partenza ore 8,40, si prosegue su asfalto verso Bamenda. Finalmente un paesaggio decente: foresta lussureggiante ai lati della strada e sullo sfondo le montagne. A tratti vegetazione rigogliosa che ricopre colline intere, fra la vegetazione spiccano parme e banani. Si attraversano diversi fiumiciattoli e villaggi, strada ben asfaltata fino a Bamenda, fatta eccezione per alcune deviazioni.

Arriviamo in città alle 11,30, andiamo a visitare la missione battista dove prenotiamo la camera molto pulita. Lasciamo la biancheria da lavare che ci verrà consegnata la mattina dopo. Pomeriggio di relax e cena in un ristorante caratteristico.

28 marzo

Partenza alle 8. La biancheria è stata lavata ma non asciugata ne stirata, la stendiamo in macchina.

Acquistiamo acqua minerale e partiamo per Bafut da dove inizia la strada sterrata.

Paesaggio molto bello, colline ricoperte d’erba e vegetazione varia, facciamo sosta alle cascate di Metchum. Le acque del fiume sono marroni e la cascata fa’ un salto di 40 metri, dalla strada non si vede, bisogna addentrarsi nella vegetazione per poi arrivare a una piazzola con un robusto parapetto.

Si riparte verso Wum dove arriviamo alle 12. Dopo Wum il panorama è da mozzafiato, pista rossa serpeggiante fra la rigogliosa vegetazione e sullo sfondo montagne verdeggianti.

Facciamo una sosta al lago di Nyos di origine vulcanica, solitamente questi laghi sono piuttosto piccoli, questo è grande e profondo: 210 metri di profondità per una lunghezza di 2 Km. Il lago è presidiato dalla gendarmeria che ci accompagnano nella visita, è vietato bagnarsi in quanto le acque sono velenose.  Sono in corso analisi e ricerche da parte di un’impresa francese.

Alle 16,30 arriviamo a Misaje ed alle 17 facciamo campo poco prima di Nkambè nella vegetazione poco lontano dalla pista rossa.

29 marzo

Partenza alle 8, si prosegue sulla pista rossa. A Mbot facciamo una sosta per fotografare le case dei Fon. Contrariamente ai giorni precedenti questa zona è densamente abitata, qua e la ci sono disboscamenti per la coltivazione di the. I villaggi sono costruiti con mattoni rossi e tetti in lamiera, pochissime le capanne a base quadrata con tetti in paglia. La pista diventa sconnessa con saliscendi e solchi di fango.

Arriviamo a Kumbo costruito in una specie di buca con davanti una collina spoglia, alle 12,30 siamo a Jakiri, lasciamo la Ring Road e imbocchiamo la pista per Foumban. A Bangouren facciamo una bella sosta, è in corso una festa per festeggiare la fine dell’anno scolastico. C’è tanta confusione, le donne vestono con i costumi tipici di appartenenza delle varie tribù e ballano al suono di tamburi e campanacci, facciamo tante foto.

 

 

 

 

 

 

Si riparte e raggiungiamo Foumban dove visitiamo il palazzo del sultano. Abbiamo assistito anche all’arrivo del re di Banyo, con tutta la cerimonia di rito.

 

 

 

Alle 16 adiamo alla missione cattolica per prenotare una camera ma non ne hanno, ci consentono di campeggiare nel loro giardino.

30 marzo

Partenza alle 8, dopo aver lascialo un obolo al padre missionario. Visitiamo varie botteghe dell’artigianato e compriamo due “bamboline” alle 9,30 Imbocchiamo la pista per Tibati, pista rossa in mezzo alla boscaglia.

A Bankim facciamo una sosta al mercato dove acquistiamo una bacinella per lavare la verdura e mangiamo delle ottime frittelle. Si prosegue verso Banyo, pista in salita che serpeggia fra colline ricoperte da fitta vegetazione. Arriviamo verso le 15 a Banyo sotto un acquazzone tropicale, si prosegue per Tibati su pista molto sconnessa. A circa 20 Km prima della cittadina facciamo campo nella vegetazione ai lati della pista, non ci addentriamo troppo per via delle potenziali piogge, sono le 18.

31 marzo

A causa degli acquazzoni tropicali decidiamo di raggiungere Ngaundere da Tibati su strada asfaltata passando da Melganga. Poco dopo la partenza la pista è bloccata da un camion traversatosi, lo agganciamo con la fune per rimetterlo in carreggiata e proseguiamo. Alle 13 arriviamo a Meiganga dove facciamo rifornimento di carburante. Proseguiamo su asfalto sino al Ranch Ngoundaba gestito da un francese a 35 Km da Ngaounderè, sono le 14,30. Il ranch è molto bello, capanne circolari di mattoni rossi e tetti in paglia immerse in un fitto bosco, prendiamo una camera con vista lago, una sana doccia ed alla sera una buona cena.

1 aprile

Partenza ore 9. Prendiamo la strada asfaltata per Ngaoundere, sosta alle cascate “de la vino”. In città facciamo gasolio e ripartiamo alle ore 11. Dopo Ngaoundere la strada verso Gaova è asfaltata ma con profonde buche. Al villaggio di Mbe acquistiamo frutta e verdura, fa molto caldo, la strada costeggia il parco nazionale di Benove. Alle 14 arriviamo al villaggio di Guidjiba ed imbocchiamo la pista per Tapare che attraversa il parco della Benove, con villaggi fatti di capanne di mattoni rossi e tetti in paglia sia quadrate che rotonde, tutte con il loro pizzo al centro, i villaggi non hanno elettricità.

Alle 16 arriviamo a Tapa e imbocchiamo la pista per Tchollire e arriviamo a Koun verso le 17,30 dove c’è l’ingresso al parco nazionale Bouba Ndjida. Dopo l’ingresso incrociamo diverse antilopi e bufoli ed alle 18 arriviamo al campement.

2 aprile

Partenza alle ore 8,30 accompagnati da una guida per visitare il parco, percorriamo 46 Km nelle piste del parco dove vediamo antilopi, gazzelle, coccodrilli e giraffe. Alle 12 rientriamo al campement o dopo pranzo si riparte sulla pista verso Gaba e poi verso Sud verso Ndok. Alle 17,30 ci fermiamo ai lati della pista dove facciamo campo, zona infestata da Api.

3 aprile

Partenza ore 8. Si prosegue sulla pista per Ndok e poi su quella per Vogsom. A Vogzom incrociamo la strada asfaltata per Ngaoundere, alle 11,30 arriviamo alla periferia della città. Cambiamo 500 euro alla Western Union e facciamo rifornimento.

All’uscita dalla città la polizia ci ferma e controlla, fra l’altro il carnet, tutto in regola ed alle 13 arriviamo ad un Ranch dove pranziamo e ripartiamo per Yadunae, a Garoua-Boulai altro controllo del Carnet, poi altro posto di blocco dove prendiamo una multi di 25.000 CFA perché sprovvisti di assicurazione (che non avevamo mai potuto fare in precedenza) Strada perfettamente asfaltata e scrosci di pioggia lungo il percorso fino a Bertoua. Alle 20 arriviamo alle porte della città ad elle 21 arriviamo all’hotel Mansa molto stanchi.

4 aprile

Partenza alle ore 8, cerchiamo una compagnia per stipulare l’assicurazione (20.000 CFA per 2 mesi, il minimo)ed all’uscita della città la polizia ci controlla il certificato d’assicurazione.

Prendiamo la strada, perfettamente asfaltata, per Yaounde (300 Km), lungo il percorso i soliti villaggetti. Alle 13 circa arriviamo alla capitale e perdiamo circa un’ora per arrivare all’ambasciata del Gabon che troviamo chiusa, è aperta dalle 9 alle 12. Andiamo al Foyer International hotel de l’eglise presbiterinne. L’esterno è gradevole ma la stanza è molto, molto spartana. Chiediamo un lenzuolo pulito perché quello nel letto è sporco, tutto l’insieme è sporco, c’è solo una zanzariera sporca. Ceniamo al ristorante Le Buffet Paysan. Notte infernale, sia per le zanzare, sia per la coperta sporca del mio letto, alla fine m’infilo nel letto con Enrico dove ha improvvisato una zanzariera.

5 aprile

Alle 9 siamo all’ambasciata del Gabon, ci rifiutano il visto perché non abbiamo la prenotazione alberghiera nel loro paese, proviamo a contattare i vari alberghi del Gabon sia e mezzo internet che al telefono. In ambo i casi non ci riusciamo, o non c’è la linea o non rispondono, passiamo tutta la mattinata nei Cyber cafè, alla fine tentiamo con la nostra Ambasciata. A loro volta tentano, senza riuscirci,di contattare qualche albergo in Gabon per poi contattare l’ambasciata del Gabon dove spiegano il perché non abbiamo la prenotazione alberghiera e che non riusciamo ad averla per mancanza di contatti con il loro paese.

Rimandiamo il tutto alla giorno dopo, con la promessa da parte dell’ambasciata italiana che avrebbero tentato d’ottenere la prenotazione o convincere, tramite i loro canali, l’ambasciata del Congo a rilasciarci il visto. Nel pomeriggio, sapendo che difficilmente saremmo riusciti ad ottenere il visto, valutiamo la deviazione per il Camerun, sapendo che in questo periodo le condizione atmosferiche non sono favorevoli per attraversare quel paese.

Alle 14,30 torniamo alla missione ma visto le condizioni igieniche non prendiamo la stanza, utilizziamo la nostra tenda monto più confortevole e pulita.

 

 

 

6 aprile

In mattinata torniamo all’ambasciata Italiana per sapere se ci sono novità, nulla da fare, andiamo anche all’ambasciata del Congo ma senza la prenotazione non ci rilasciano il visto.

Si decide l’alternativa per il Camerun, cambiamo un po’ di soldi alla Western Union, facciamo rifornimento e finalmente lasciamo Yaounde e prendiamo la strada per Ebolowa attraverso la foresta, al villaggio di Meoigueme imbocchiamo la pista per Lolodore per poi arrivare a Uribi alle 16,30. Ai lati della foresta capanne rettangolari di fango e legno con tetti in lamiera, la zona è molto abitata , a tratti ci sono lavori in corso per migliorare il fondo della pista che risulta essere molto stretta.

Prima di Lolo ci fermiamo per la notte in un villaggio dove chiediamo l’autorizzazione al capo villaggio e sostiamo nel cortile delle scuole elementari dove le aule sono in muratura ma completamente vuote.

Il capo villaggio, che ci ha accompagnato, ci spiega che fa’ il cacciatore ma non di animali ma di piante che si trovano all’interno della foresta.

Le scuole elementari sono situate su di una collina, di fronte abbiamo la visuale delle montagne che circondano la zona ricoperte di foresta pluviale, durante la notte piove.

7 aprile

Partenza alle 8, ci raggiunge il capo villaggio per salutarci e lasciamo un po’ di capi d’abbigliamento. Proseguiamo sulla pista in mezzo alla foresta pluviale per Colodore dove arriviamo alle 10, alle 11 siamo al villaggio di Bipindi. Facciamo una deviazione su una pista che entra nella brousse per andare a visitare dei villaggi di pigmei ma risulta essere troppo stretta e la macchina non ci passa, torniamo sui nostri passi.

Si continua sulla precedente pista in mezzo alla foresta, ogni tanto dei villaggetti con capanne rettangolari di fango e legno.

Alle 16 siamo a Kerbi, prendiamo una camera all’hotel Le Badamier d’annette, pulito e confortevole, direttamente sulla spiaggia.

8 aprile

Alle 9 escursione in piroga per visitare un villaggio di pigmei e le cascate di Lopè, escursione molto gradevole.

 

 

 

Alle 12 circa torniamo in hotel e nel pomeriggio andiamo in paese in un Cyber caffe per prenotare un hotel a Luanda in Angola, anche in questo caso niente connessione. Cena in hotel.

 

 

 

 

 

9 aprile

Partenza alle 10, Il primo tratto è un pistone, poi diventa una pista normale in mezzo alla foresta. Su questa pista i villaggi sono meno numerosi. Alle 16 arriviamo a Ebolowa, facciamo rifornimento a facciamo anche lavare la macchina, ci fermiamo per la notte all’hotel Porte Jaune con un bel parcheggio su prato inglese, dove ceniamo con la nostra attrezzatura in quanto il ristorante è chiuso.

10 aprile

Partenza alle 8,30, rifacciamo la strada asfaltata per Yaounde sotto una pioggia scrosciante.

Alle 9,30 imbocchiamo una deviazione per Sangmelina ed alle 11,30 siamo in città dove facciamo rifornimento pagando 73000 cfa anziché 70300 per un errore di Enrico.

Lasciamo l’asfalto e prendiamo una pista fangosa per Djoum e il confine con il Congo. Poco prima di Djoum incrociamo un camion in senso contrario e per evitarlo finiamo nella scarpata laterale, ne usciamo con un po’ di fatica in retromarcia con le pedivelle piene di fango argilloso.

Dopo Djoum la pista che porta al confine con il Congo diventa una specie di autostrada dove ci sono lavori in corso per l’ampliamento e rifacimento de fondo stradale.

Verso le 18, stanchi morti, chiediamo ospitalità in un villaggio prima di Ngoul, ci spiegano che poco più avanti c’è una missione gestita da bianchi dove arriviamo alle 18,30. Il luogo è composto da due baracche in cemento, un grande prato ed in mezzo un pozzo è gestito da ragazzi di nazionalità spagnola per un progetto il cui scopo l’integrazione dei pigmei Baka, che, se confrontato con noi, non sono poi così tanto pigmei.

11 aprile

Partenza alle 7,30. La pista fangosa e stratta ma in discrete condizioni che porta al confine con il Congo è circondata da una immensa foresta pluviale punteggiate da diversi villaggi pigmei Baka con capanne rettangolari e quelle tipiche capanne a igloo con tetti di foglie.

Alle 9 arriviamo alla dogana di Lele dove consegnami il Carnet de passage e una fiches. Il confine Camerunense si trova a Mtam dove arriviamo alle 10, solita trafila ed alle 10,45 lasciamo il Camerum e percorriamo una pista parallela al confine che arriva a Cabosse, frontiera con il Congo, solite formalità doganali ed alle 12 entriamo in Congo.

Imbocchiamo la pista per Sembè attraverso la foresta che in Congo è molto più rada a causa dell’intenso disboscamento. Sulla pista non ci sono villaggi di pigmei perché perseguitati dai congolesi.

Alle 16,30 arriviamo a Sambè e facciamo campo in una missione con annesso ospedale che è l’unico nella regione con un solo medico, qualche infermiere ed alcune suore. Dopo aver visitato l’ospedale, dove lasciamo tutto ciò che possiamo, veniamo ospitati in un decoroso appartamento destinato ai medici che si spera verranno.

12 aprile

Partenza alle 9,30. Prima della partenza incontriamo nuovamente il medico ed una signora laica di nazionalità svizzera che funge da factotum. Lasciamo un’offerta di 20000 cfa per l’ospitalità e loro ci regalano un farmaco antimalarico specifico per quella zona.

Riprendiamo la pista del giorno precedente e poco dopo incontriamo lavori faraonici gestiti da cinesi per l’ampliamento della pista e conseguente disboscamento della foresta per poi tornare all’originale pista stretta e molto sconnessa. Ci fermiamo verso le 17 per la sosta notturna in uno slargo della pista dove sono stati abbattuti diversi alberi.

13 aprile

Appena svegli siamo assaliti da un nugolo di api, colpa nostra che abbiamo lasciato gli avanzi della cena appesi alla macchina, nell’allontanarci Anna viene punta da un’ape ed ha una crisi isterica, ci fermiamo poco dopo per la colazione mattutina e verificare le conseguenze della puntura, nulla di grave, l’ape non ha lasciato il pungiglione, disinfettiamo e tutto torna alla normalità.

Si riparte, poco dopo ricominciano i lavori di ampliamento ed alla fine ci troviamo su strada asfaltata a 2 corsie in mezzo alla foresta. Arriviamo a Makoua dove una volta per attraversare il fiume si doveva prendere un bac ora c’è un bel ponte, ci fermiamo per fotografare le lunghe piroghe di legno che vengono utilizzate dai locali.

Alle 11 arriviamo a Owando, una bella cittadina moderna con belle case occidentali, facciamo rifornimento ed acquistiamo pane, verdura e frutta, preleviamo anche un po’ di contanti alla Western Union che si trova in un bel hotel con facciata di vetro a specchi.

A Makova passiamo l’equatore ce ne accorgiamo solo dopo nel guardare la cartina.

Sulla strada fra Obouya e Oyo incontriamo molte mucche al pascolo in ampie estensioni cintate.

Arriviamo a Edon, non sembra di essere in africa: palazzine moderne, giardini ben curati, ville lussuose e l’hotel di categoria lusso Alime Palace sul fiume omonimo.

Proseguiamo verso Gamboma, paesaggio pianeggiante con bassa vegetazione, dopo Gamboma attraversiamo un ponte sul fiume e vediamo un bel albergo sulla riva composta da tanti bungalow.

Da Gmboma a Ndo sono in corso lavori per l’ ampiamento della strada e dopo Ndo la pista è pessima, piena di profonde buche, guardando la cartina si dovrebbe costeggiare il fiume ma non si vede a causa della fitta vegetazione.

Dopo Etsovali inizia un bel paesaggio, colline verdi in lontananza, ai lati della strada boscaglia. Si attraversa il fiume Lefini che da il nome alla riserva dove entriamo dal lato nord sud su di una pessima pista di fango e acqua marrone ed alle 18 arriviamo all’ingresso Sud dove facciamo campo.

14 aprile

Partenza alle 8,30. Prendiamo la pista che porta al campement. Paesaggio stupendo: colline tutte verdi, chiazze di boscaglia ed un bellissimo laghetto “lan bleu”.

Dopo 8 Km arriviamo alla fine della pista dove lasciamo la macchina in un piccolo parkin. Si prosegue a piedi anche su passerelle di legno e poco dopo si arriva al campement molto pulito ed accogliente.

Ci mostrano le stanze, la toilette, il blocco cucina tutto in legno del luogo. Un luogo adatto per fare una gionata di brek.

Alle 10 la guida di accompagna al punto di osservazione dei gorilla bebè al di la del fiume su di una piccola isola ed ecco arrivare 6 gorilla di cui 2 più piccoli, di circa 4 / 5 mesi accompagnati da una forestale donna per il pasto quotidiano che viene somministrato con dei biberon.

Li osserviamo e fotografiamo per circa mezz’ora, molto emozionante! Vivono in semilibertà e quando saranno adulti verranno trasferiti nella riserva a nord, per ora mangiano, dormono e giocano.

Nella grande riserva vivono circa 20 gorilla adulti ed altri scimpanzé.

 

 

 

 

Alle 12 si riparte, percorriamo una pista diversa da quella dell’andata e dopo un’ora siamo sull’asfalto diretti a Porazza, in città andiamo all’hotel L’Ipocampo, purtroppo è completo , cosi pure il Brazza Hotel, optiamo per il terzo hotel il Dreams Hotel, il più caro, sono le 15. Notte infernale con pulci nel letto.

15 aprile

Partenza alle 8,30. Con un taxi che ci fa da guida andiamo alla Toyota per il cambio olio e filtri, ne acquistiamo una seconda serie di scorta poi alla Wester Union per cambio soldi ed alla fine in una agenzia turistica dove prenotiamo un albergo a Luanda, capitale dell’Angola al fine di evitare ulteriori sorprese all’ambasciata per il rilascio del visto. Facciamo rifornimento di gasolio ed alle 15 prendiamo una bella strada asfaltata che serpeggia in mezzo a coline verdeggianti sino a Kinkala, poi inizia una pista polverosa che posta a Ponte Noir. Alle 17 imbocchiamo una pista laterale dove ci fermiamo in uno slargo sabbioso al riparo da occhi indiscreti. Nella notte inizia a piovere, decidiamo di tornare sulla pista onde evitare di restare impantanati nella sabbia argillosa.

16 aprile

Sveglia alle 6, disturbati dal passaggio di camion ed alle 7,30 si ritorna a Kinkala dove imbocchiamo la deviazione per Boko, strada asfaltata in mezzo a colline verdeggianti, panoramica ma con parecchie buche.

Alle 9 siamo a Bako, ci fermiamo al commissariato di polizia per la registrazione dei passaporti poi gendarmeria per controllo stranieri a da ultimo dogana per la chiusura del carnet. Alle 9,30 lasciamo la frontiera del Congo Brazzaville e prendiamo la pista che porta a Luozi dove ci dovrebbe essere la frontiera del Congo Democratico, pista panoramica ma alquanto sconnessa sino al bivio pe Luozi, poi la pista diventa un pistone di fango marrone che ci porta all’ingresso sud del parco Mont Bcarc dove gironzoliamo sino alle 18 per poi fare campo nel parco.

17 aprile

Partenza alle 8. Andiamo a Luozi, dobbiamo cambiare un po’ di soldi ma non ci sono banche o sportelli della Wester Union, poi andiamo al bac sul fiume Congo, per traghettare accettano solo dollari. Sono le 9 e aspettiamo circa un’ora che arrivi la chiatta stracolma di gente, motorini, camion e mercanzia di ogni genere.

 

Noi non riusciamo ad imbarcarci per il grande ingorgo fra chi scendeva e saliva, prenderemo la prossima chiatta fra un’ora e ci posizioniamo in prima fila. Alle 14,30 saliamo sulla chiatta ed alle 15 sbarchiamo sulla riva opposta dove inizia una bellissima pista di terra rossa fra verdi prati e verdeggianti colline, qua e la macchie di verde più scuro con alberi dalla folta chioma tipo manghi.

Poco chilometri prima di Kimpese imbocchiamo una pista laterale non battuta e ci fermiamo in uno slargo laterale per passare la notte.

18 aprile

Partenza alle 7. Torniamo sulla pista di terra rossa che poco dopo è asfaltata sino a Matadi. Immersi in un bel panorama alle 9 arriviamo in città che si estende su diverse colline. Percorriamo la strada principale, attraversiamo il mercato pieno di gente e ci fermiamo alla Wester Union per cambiare un po’ di soldi. Subito dopo andiamo al consolato: efficienti, collaborativi e gentili. I visti saranno pronti per domani alle 14,30 Per non perderci nel caos cittadino prendiamo un taxi e andiamo in una banca convenzionata con il consolato per pagare i visti e farci rilasciare la ricevuta per poter ritirare i passaporti.

Alle 12 recuperiamo la macchina che avevamo lasciato nel parcheggio del consolato e cerchiamo la missione delle Suore di Carità, il punto segnato sul GPS non corrisponde ed alla fine sostiamo nel cortile di un collegio “per ricchi”, pomeriggio di relax, doccia spartana e pioggia notturna.

19 aprile

Ci svegliamo con comodo, ci trastulliamo con i bambini del collegio, chiassosi vivaci e curiosi (come tutti i bimbi del mondo),

alle 9 andiamo a far compere: acqua minerale, succhi di frutta, birra, ecc. facciamo rifornimento di carburante e ci rechiamo all’ufficio doganale del porto per far timbrare il carnet d’entrata.

Per apporre il timbro sul carnet vogliono il passaporto che non abbiamo perché è al consolato Angolano per il visto. Spieghiamo la situazione e ci accompagnano nell’ufficio immigrazione per ottenere l’autorizzazione ad apporre il timbro sul carnet con la sola fotocopia del passaporto, rispieghiamo il motivo per il quale non abbiamo l’originale ma niente da fare, l’ufficio immigrazione non rilascia l’autorizzazione all’ufficio doganale per timbrare il carnet.

Andiamo al consolato Angolano a ritirare i passaporti che ci vengono restituiti alle ore 13.

Torniamo al porto e l’ufficio immigrazione fotocopia i passaporti con i visti d’entrata in Congo per poi poter fare dogana d’uscita. PS – Non avevamo potuto far timbrare il carnet all’entrata in Congo perché la dogana era sprovvista del timbro ed a parere mio manco sapevano cosa fosse il Carnet.

Alle 15 siamo a Noqui, frontiera Congo Democratico. Controlli minuziosi anche dentro ad alcune borse, chiusura del carnet che avevamo aperto solo poche ore prima ma indispensabile per l’uscita ed alle 16 lasciamo il Congo Democratico.

Subito dopo il passo c’è la frontiera Angolana, i doganieri sono molto gentili ed alle 17 entriamo in Angola.

Poco dopo la frontiera diamo un passaggio a due suore di Maria Laura che accompagniamo nella loro piccola missione dove ci mettono a disposizione una stanza pulita con servizi igienici.

Ceniamo in loro compagnia, cuciniamo noi, spaghetti al sugo molto graditi poi formaggio, verdura e banane fritte fatte da loro, molto buone.

Durante la cena facciamo conversazione; Suor Maxima è spagnola e Suor Regina è Colombiana. La loro piccola missione è osteggiata da altri missionari di congregazioni diverse e fanno molta fatica a sopravvivere tant’è che hanno contattato il vescovo per trovare una soluzione.

Sotto l’aspetto sicurezza non ci sono pericoli se non i serpenti numerosi in Angola.

20 aprile

Le suore ci offrono la colazione, ci cambiano un po’ di soldi (50 dollari pari a 5000 Hwaza), noi lasciamo un borsone con abiti da regalare ai poveri ed alle 9 ci salutiamo affettuosamente.

La pista per Tomboco è sconnessa ma con un bel paesaggio. Arriviamo a Impala ed i locali ci dicono che la pista per Tobonco non è percorribile per via di un ponte crollato, dobbiamo prendere la deviazione per M’Banza-Congo, sono le 10.

Poco prima della deviazione cominciamo a vedere dei lavori in corso per l’allargamento della pista, i lavori vengono svolti da un’impresa Portoghese che ci confermano la non percorribilità della pista per Tobonco.

Dopo l’attraversamento di un nuovo ponte la strada è stata asfaltata e porta a M’Banza-Congo per poi proseguire sino a Tobonco e arrivare al mare a N’Zeto. Sono le 11,30, in pratica dalla frontiera sino all’inizio dell’asfalto abbiamo percorso 80 Km di pista piuttosto fangosa.

Lungo la nuova striscia di asfalto sono sorti piccoli villaggi pulitissimi con casette di mattoni rossi con tetti di paglia o di lamiera. Il traffico lungo la strada è praticamente inesistente, qualche camion, qualche macchina e qualche motoretta.

Paesaggio piacevole e distensivo, monocolore, verde brillante con qualche macchia più scura di alberi.

Alle 16 siamo a N’Zeto con tanti Baobat ricoperti di foglie, facciamo rifornimento e percorriamo la pista che dovrebbe costeggiare il mare ma senza nessuna possibilità d’arrivarci. Dopo Musserra prendiamo la deviazione per Ambriz con la speranza di arrivare al mare ma non c’è verso, torniamo sui nostri passi a facciamo sosta ospiti nel giardino di un signore, sono le 18,30.

21 aprile

Partenza alla 7,40. La strada che va a Luanda è asfaltata ma con molte deviazioni anche lunghe per via dei lavori in corso sotto la direzione Cinese.

Ai margine della strada tanti Baobab e anche delle specie di Aloe, prendiamo la deviazione per Barrab Do Dande e finalmente vediamo il mare e la costa sconnessa, la spiaggia è sporca e nel paese vendono pesce secco. Usciamo da paese ed al bivio per Caxito riprendiamo la strada per Luanda.

Arriviamo in città alle 11 Luanda è sporca e molto caotica, impieghiamo un’ora per imboccare una specie di superstrada a tre corsie per ogni senso di marcia che va a Sud/Est verso Catete e poi a Dondo.

Appena fuori dalla città la superstrada diventa strada normale a due corsie con un basso spartitraffico in cemento, il paesaggio è monotone e insignificante e si continua a marchiare Km su Km senza vedere niente di bello. Forse sarebbe stato meglio fare la strada costiera, più lunga ma probabilmente più varia.

Dopo Dondo si attraversa il fiume Cuanza ed il paesaggio diventa più bello: montagne in lontananza e colline verdi ai lati della strada. La strada è asfaltata ma piena di buche che percorre vallate e si inerpica fra i monti, è molto trafficata, soprattutto da camion, alcuni mal conci.

Ogni tanto dei piccoli villaggi con capanne rettangolari e quadrate con tetti di paglia. Ci fermiamo alla fazenda Hernany per passare la notte, il proprietario non c’è ed i locali non vogliono prendersi la responsabilità di ospitarci. Andiamo alla fazenda Longa dove sono ben felici di ospitarci per la notte, sono le 17,30.

22 aprile

Partenza alle 7,30 Ritorniamo sull’asfalto, strada di montagna con un bel panorama. Tutti i villaggi hanno la bandiera verde con la scritta Aldeia e i nome del villaggio. All’improvviso comincia la nebbia, anche fitta.

Sulla strada si leggono varie indicazione di Fazende, alle 9 siamo a Quibala, cambiamo 50 dollari (non accettano gli euro) e facciamo carburante.

Da Quibala verso Humbo la strada è asfaltata con continui saliscendi, montagne sulle sfondo ed alcuni panettoni rocciosi lisci ed altri cucuzzoli appuntiti, pianure con macchie di alberi, erba alta ai lati della strada.

Arriviamo a Humbo, con l’aiuto del GPS attraversiamo la città e prendiamo la direzione per Caconda, finisce l’asfalto e comincia una pista piena di buche, arriviamo intorno alle 16. Caconda è un bel paesino con piante fiorite arancioni scuro.

Ci fermiamo per la notte in mezzo ad un bel boschetto fra i villaggi di Vatuco e Nagola .

23 aprile

Partenza alle 7, si continua sulla strada per Lobango. Siamo su un altopiano con alberi, prati, coltivazioni di mais e mandrie di mucche. Attraversiamo paesini molto puliti con alcune costruzioni anche moderne, tutti con il loro mercato all’aperto. I bimbi vanno a scuola, oltre allo zainetto per i libri postano anche uno sgabello di legno o di plastica. All’ingressi di Lobango siamo fermati dalla polizia che ci vuole multare perché non abbiamo le cinture allacciate, solita tiritera, poi ci lasciano andare senza multarci.

Lobango è una grossa città, caotica come tutte le città africane. A un incrocio veniamo fermati da una poliziotta che ci vuole multare per non essere sulla corsia giusta!! Dopo la solita tiritera, dove facciamo finta di non capire nulla e visto il caldo che faceva, si accontenta di una bella bibita fresca presa dal nostro frigo. Facciamo rifornimento, cambiamo un po’ di soldi, sosta in centro per il pranzo e si riparte verso la frontiera.

Appena fuori dalla città l’asfalto finisce e comincia una pista molto sconnessa lunga 63 Km. Ai lati piante di acacie, baobab, boscaglia e mandrie sparse. Finisce la pista e comincia l’asfalto poco prima di Xangongo, arriviamo a Ondjiva verso le 17,30 dove facciamo rifornimento, siamo a 50 Km dalla frontiera, ci fermiamo per la notte in una radura circondata da alberi poco dopo la cittadina.

24 aprile

Partenza alle 7,30. Ricomincia la pista sconnessa sino alla frontiera Angolana di Santa Clara. Altre alla solita tiritera dobbiamo scaricare i bagagli che ci vengono scannerizzati. Alle 9 lasciamo l’Angola ed entriamo in Namibia a Oshikango, fra le varie formalità dobbiamo anche pagare una tassa di 220 NKB che noi non abbiamo, l’ufficio di cambio è chiuso e un cambiavalute freeland cambia solo pezzi da 50 dollari, alla fine un doganiere ci cambia 30 dollari. Alle 10,30 lasciamo la frontiera ed arriviamo in un pseudo campeggio a Ondangowa gestito da un bianco. Mi fermo per una rilassante doccia (i bagni sono suddivisi fra uomini e donne) ed Enrico va in banca per prelevare un po’ di soldi Namibiani utilizzando la carta di credito.

Il campeggio è tranquillo e rilassante, gestito da un Sud africano trasferitosi in Namibia da bambino, si può solo campeggiare in auto, non ci sono bungalow, cena buona al ristorante del campeggi.

25 aprile

Sveglia con calma e ottima colazione. Andiamo da un meccanico in paese perché la pompa di travaso carburante fa’ le bizze, a titolo precauzionale decido per la sostituzione ma quella che ho di ricambio non è compatibile e pertanto ne acquisto una nuova, nel frattempo prelevo altri soldi con la carta di credito per far fronte alla spesa non prevista, facciamo spesa al supermercato e dopo pranzo, alle 15 lasciamo la cittadina. Prendiamo la direzione per Opuwo e poco prima di Okahao imbocchiamo una pista bianca laterale fino ad arrivare in un boschetto di piante basse, sono le 17. Poco dopo arrivano due signore con bambini seguite da un altro signore che ci dice che il terreno dove sostiamo è di sua proprietà, chiediamo l’autorizzazione per la sosta notturna che ci viene concessa con un largo sorriso.

 

 

 

 

26 aprile

Partenza alle 8. Cielo sereno, temperatura ottimale. Di notte la temperatura scende e dobbiamo dormire avvolti nel sacco a pelo.

Arrivati a Okahao cerchiamo una compagnia d’assicurazione che non c’è. In Namibia non c’è l’assicurazione per la responsabilità civile, è inclusa nel prezzo del carburante, le assicurazioni esistono per la copertura di altri rischi: incendio, furto, ecc. , pertanto le agenzia ci sono solo nei grandi centri.

Proseguiamo per Opuwo, il paesaggio è montano con tante acacie, tanti asini e mandrie di mucche al pascolo, fa’ un po’ di caldo ma è ventilato. Arrivati a Opuwo ci fermiamo al supermercato per fare un po’ di scorta di viveri e bevande (in Namibia il vino è molto buono) per poi proseguire verso Ses Fonten su di un pistone, poi deviamo per Orupen su di una pista che si insinua fra le montagne.

Arriviamo a Outjo dove ci dovrebbe essere un grosso villaggio di Himba ma non c’è, torniamo indietro e prendiamo il pistone per Orupembe, tratto pianeggiante con fondo ottimo di sabbia e panorama sulle montagne. Ci fermiamo per la notte in un boschetto di acacie, sono le 16, 30 e sono un po’ amareggiata per non aver incontrato gli Himba.

27 aprile

Partenza alle 7,30. Proseguiamo sul pistone verso Ses Fonten, paesaggio monotono tranne che nel tratto che attraversa le montagne della Kaokoland. In città cerchiamo la compagnia d’assicurazione ma anche qui non c’è. Il villaggio di Himba che non abbiamo trovato a Outjio si è trasferito ai bordi della città ma non ha più il fascino di un tempo ormai andato, sembra un accampamento di nomadi.

Lasciamo la città ed attraversiamo il Damoraland, iniziano le colline rosse, vediamo giraffe, gazzelle ed altri piccoli animali selvatici, ai bordi della pista cartelli stradali con la scritta “pericolo elefanti”.

A Palmwan prendiamo una deviazione per visitare una riserva dove entriamo alle 11. All’ingresso ci consegnano una piantina dove sono tracciate le piste. Paesaggio bellissimo, piste incuneate fra le montagne con attraversamenti di guadi,

avvistiamo gazzelle, elefanti, zebre, orici ed altri animali che non conosciamo. 

 

 

 

Decidiamo di trascorrere la notte in riserva e ci accampiamo in cima ad una collina con vista a perdita d’occhi e luna piena.

28 aprile

Partenza alle 8. Impieghiamo una mezz’ora per uscire dalla riserva dove avvistiamo altre giraffe, orici, gazzelle e Kudu. Arrivati all’uscita c’è il controllo veterinario,verificano che non abbiamo a bordo animali cacciati di frodo. Prendiamo il pistone per Khorixas per poi prendere il bivio per Torra Bay ed alle 11 arriviamo all’ingresso del parco Nabib – Skeletron Coast.

 

 

 

 

 

Paghiamo l’ingresso ed acquistiamo due magliette come ricordo. Imbocchiamo il pistone principale per Torra Boy che lasciamo sulla nostra destra ed iniziamo a percorrere la pista costiera verso sud a Cape Cross. Ci fermiamo sull’oceano, vista spettacolosa, mare spumeggiante e nebbiolina; fa freddo.

La pista corre parallela all’oceano, sulla destra cordoni di dune e sopra la linea dell’orizzonte si vede un’alta strisci di nebbia. Facciamo una piccola deviazione di fuoripista e ci fermiamo vicini all’oceano per la sosta pranzo.

Dopo pranzo riprendiamo la pista che si allontana un po’ dalla costa, il paesaggio diventa piatto, in alcuni tratti vediamo l’oceano spumeggiante e la nebbia che comincia ad estendersi verso l’interno.

Alle 15 usciamo dalla Skeletron Coast varcando il cancello con i teschi ed entriamo nel Dorop National Park che non è altro che la prosecuzione del precedente ma senza vincoli. Arriviamo a Cape Cross dove visitiamo la colonia di foche su di una passerella , l’accesso è a pagamento e poi sostiamo nel lodge, molto bello e fascinoso, prenotiamo una camera con un’ampia vetrata sull’oceano, cena e colazione compresa.

29 aprile

Partenza alle 9. Lasciamo questo bel lodge a malincuore. Continuiamo sulla pista costiera sino alla deviazione per Vis, alle 11 arriviamo nella cittadina dove facciamo rifornimento di carburante e un po’ di spesa al supermercato. Si prosegue per la “dama bianca” sono incisioni rupestri, l’escursione dura dalle 3 alle 4 ore all’andata ed altrettante al ritorno, rinunciamo perché fa’ troppo caldo. Decidiamo di andare a vedere le incisioni rupestri di Twirelfontein, interessanti ma non riesco a vederle tutte perché non mi sento bene.

Per la notte facciamo sosta in un vicino campsite,aperitivo offerto dalla casa e ottima cena che però non gusto.

30 aprile

Partenza alle 8,30, sto meglio, forse ho preso troppo caldo il giorno precedente nel visitare le incisioni rupestri. Andiamo a visitare la foresta pietrificata, acquistiamo un souvenir, una cordicella con appesi piccoli uccelli di legno, poi in città dove preleviamo un po’ di soldi con la carta di credito, acquistiamo del pane fresco e facciamo rifornimento di carburante.

Si riparte, direzione Etosha Park, strada asfaltata, sono le 13. Arriviamo a Outijo, una bella cittadina, all’ufficio turistico acquistiamo una mappa dell’ Etosha Park, poi andiamo in un altro bel negozio dove acquisto dei pantaloni ed una maglietta coordinati, un cappello a falde larghe, poi ancora in un altro negozio dove acquistiamo una cartina molto dettagliata della Namibia e del Sud Africa ed anche altri souvenir da regalare al nostro rientro.

Si prosegue su strada asfaltata per Okoakujeo, alle 17 imbocchiamo una deviazione che ci porta ad un Lodge, posto meraviglioso sia come struttura che nel giardino. Ci sono tendoni molto belli e ben arredati e con annessa toilette. Noi sostiamo nel campsite, cena al lodge. Ricomincio a sta male.

1 ° maggio

Si parte verso le 9, io sto ancora male. Arriviamo all’ingresso dell’Etosha Park ed andiamo alla clinica locale.

La dottoressa mi misura la pressione, controlla la glicemia e fa un’iniezione di Plasil, poi delle pastiglie da prendere contro il vomito. All’ingresso del parco ci fermiamo al ristorante per una frugale colazione, decidiamo di sostare per la notte e verificare le condizioni fisiche.

 

Qui finiscono gli appunti di Anna!!!!!

 

2 maggio

Anna sta ancora male, partiamo per Windhoek dove arriviamo la mattina del giorno 3 maggio

Anna viene subito ricoverata in clinica dove gli diagnosticano la malaria.

Il giorno 4 mi chiama in albergo lamentandosi perché non gli danno da mangiare, pare che la crisi sia superata, il giorno 5 alla ore 5 del mattino Anna non c’è più.

Mi raggiunge, con il primo volo disponibile, Laura, sorella di Anna, che avevo avvisato il giorno prima.

Con Laura organizziamo il rientro, l’albergo dove alloggiamo ci mette a disposizione una macchina con autista; il consolato italiano ci comunica tutte le formalità burocratiche per il rientro di tutti!!

Le varie formalità burocratiche per il rientro sono state molto lunghe e stressanti, da un ufficio all’altro dove girovagavo come uno zombi.

Nel contempo, grazie anche all’interessamento del consolato, organizzo l’imbarco della macchina in container da Walvis Bay a Genova. L’agenzia si è rilevata molto efficiente.

Tornato a casa, avevo deciso che non sarei più tornato in africa.

Poi, poi qualcosa dentro di me, e non solo, mi diceva di tornare, non capivo, non volevo ma alla fine ho ceduto.

Grazie all’amico Eros, che stava facendo il mio stesso viaggio con quattro mesi di distacco, sono tornato in Africa.

Giunto sul posto ho capito tutto ….. Anna mi ha lasciato andare e non solo questo ….

Poi, un po’ per la riconoscenza nei confronti di Eros, per la sua pazienza, comprensione, decido di accompagnarlo sin al completamento del suo viaggio, (o quasi) che avrebbe dovuto essere il nostro viaggio pianificato dall’inizio.

Il viaggio con Eros si è svolto in più tappe: novembre 2014, maggio 2015, ottobre 2015 e da ultimo febbraio 2016.

L’ultimo viaggio in Ruanda e Uganda, ritenuto troppo rischioso visitarli in solitario, é stato effettuato aggregandoci al gruppo di African Adventures.

Poi Eros ha ultimato la sua transafrica senza la mia compagnia ma in buone mani con l’agenzia predetta.

Da parte mia ho chiuso con l’africa, ho chiuso con viaggi “avventurosi” che non potrei più fare senza Anna.

Delle tappe transafricane fatte con Eros non ho stilato un diario, solo foto.

Conclusioni:

Ringrazio tutti per essermi stati vicino, in particolare:

Laura, alla quale sarò riconoscente per il resto della vita.

Eros, che mi ha supportato, consolato, aiutato per tutto il tempo trascorso insieme.

Marialuisa, che mi ha convinto a pubblicare il viaggio “Transafrica”

Bruno Venditto, che ci ha aiutato in loco nelle varie traduzioni fra l’African, l’Inglese e l’Italiano

A tutti gli amici che mi hanno aiutato a superare momenti molto difficili.

Un abbraccio a tutti.

Enrico

 

3 pensieri su “Transafrica

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